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Introduzione

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«Le catastrofi climatiche, la guerra di aggressione contro l’Ucraina, le crisi energetiche e alimentari: il 2022 è stato segnato da sfide di ampia portata. La Svizzera ha fornito un contributo determinante e mirato per affrontarle, impegnandosi in vari ambiti con l’aiuto umanitario, i progetti di sviluppo e la partecipazione alla promozione della pace. Il 2022 ha anche dimostrato che la cooperazione internazionale svizzera è in grado di adattarsi con flessibilità alle esigenze dettate dal contesto e di offrire alle persone colpite un’assistenza rapida, efficiente e finalizzata al raggiungimento degli obiettivi».

Patricia Danzi
Ambasciatrice, direttrice della Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) 


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«I nostri Paesi partner si trovano di fronte a sfide senza precedenti: alle conseguenze della pandemia di COVID-19 si aggiungono il conflitto in Ucraina, l’aumento dei prezzi dell’energia, la carenza di generi alimentari così come la crisi del debito e l’inflazione. La cooperazione internazionale svizzera dispone degli strumenti necessari per rispondere a queste problematiche e aiutare concretamente le persone toccate. Lo fa per esempio a livello bilaterale in Ucraina, regionale nell’Asia centrale e multilaterale con le banche di sviluppo. Durante lo scorso anno abbiamo raggiunto traguardi importanti e continueremo a portare avanti i nostri sforzi».

Helene Budliger Artieda
Segretaria di Stato, direttrice della Segreteria di Stato dell’economia (SECO)

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Servizi di base

La cooperazione internazionale della Svizzera è impegnata sia nell'aiuto umanitario che nel miglioramento delle condizioni di vita nelle regioni a basso reddito. Ciò include il miglioramento dell'accesso ai servizi di base come l'istruzione, la sanità e la finanza.


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Economia

La Svizzera è impegnata nello sviluppo economico e nello sviluppo del settore privato nei Paesi a basso reddito. Lavora con i giovani imprenditori per creare posti di lavoro dignitosi e su strumenti di finanziamento innovativi per mobilitare gli investimenti pubblico-privati per le imprese.



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Pace

Lo Stato di diritto, il rispetto dei diritti umani e l'inclusione delle donne e delle persone svantaggiate sono tra i prerequisiti più importanti per la pace e lo sviluppo a lungo termine. La Svizzera sostiene la società civile e le autorità locali nei settori dell'advocacy, del monitoraggio delle attività statali e della responsabilità pubblica.


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Ambiente

Il clima si sta riscaldando e gli effetti, come siccità e alluvioni, stanno già causando grandi sofferenze. Alla Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici tenutasi a Glasgow nel 2021, tutti i Paesi hanno concordato come raggiungere l'obiettivo dell'Accordo di Parigi di limitare l'aumento della temperatura globale a 1,5 gradi Celsius. La Svizzera è particolarmente impegnata in settori quali l'alimentazione, la produzione, il consumo, l'energia, la salute, le città e i sistemi finanziari.


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Ucraina

Il 24 febbraio 2022 la Russia ha aggredito militarmente l’Ucraina e il conflitto armato già esistente nell’Est del Paese si è trasformato in una guerra su larga scala. Questa guerra ha causato grandi sofferenze tra la popolazione civile e ha reso necessari alcuni adeguamenti nel programma di cooperazione svizzero.

La Svizzera ha reagito in modo rapido e deciso, fondandosi sulla sua pluriennale esperienza. Il capitolo seguente presenta una panoramica degli avvenimenti dello scorso anno.
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Statistiche

La cooperazione internazionale attuata dalla DSC e dalla SECO costituisce la parte essenziale dell’aiuto pubblico allo sviluppo (APS) della Svizzera, che comprende anche i contributi di altri uffici federali e l’aiuto dei Cantoni e dei Comuni svizzeri.
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Gruppi armati attaccano i civili, bloccano i villaggi e distruggono i raccolti: il deterioramento della situazione della sicurezza in Mali ha costretto centinaia di migliaia di persone a spostarsi all’interno del Paese abbandonando campi e bestiame.
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In Mali, più di sette milioni di persone dipendono dall’assistenza umanitaria. Il 70% dei generi alimentari disponibili è d’importazione. Le regioni di Mopti, al centro, e di Timbuctù, nel Nord del Paese sono particolarmente colpite dall’insicurezza alimentare e la carestia rappresenta quindi un rischio concreto.
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In collaborazione con le organizzazioni umanitarie Azione contro la fame Spagna e International Rescue Committee, nel 2022 la Svizzera ha avviato il RIAP, un progetto di risposta all’insicurezza alimentare e nutrizionale che integra il concetto di protezione. Dotato di un budget di 2,8 milioni CHF, si concentra sulle regioni di Mopti e Timbuctù.

Il RIAP è stato progettato in base a un approccio incentrato sull’idea di nexus, che riunisce interventi umanitari e di sviluppo in contesti di conflitto.
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Tra le misure di risposta alle emergenze, il RIAP prevede un’assistenza alimentare mirata sotto forma di trasferimenti di denaro nei periodi di transizione tra i raccolti, ossia tra giugno e novembre. In questo lasso di tempo la crisi alimentare minaccia i villaggi poiché le riserve dell’anno precedente sono esaurite e i nuovi raccolti non sono ancora pronti per la mietitura.

Grazie a questi provvedimenti, i beneficiari possono acquistare sementi, concimi e pesticidi, fare scorte di cibo e foraggio, e continuare a dedicarsi alle loro attività.
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Mossa è stato aiutato a creare un orto familiare: «Tutti i giorni raccolgo cavoli, pomodori, peperoni, patate, carote e melanzane». Quando il raccolto è buono, condivide i prodotti con i vicini.
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Nell’ambito del RIAP, la Svizzera si impegna affinché la popolazione possa utilizzare i terreni agricoli e pastorali senza essere esposta a soprusi. Il progetto contribuisce quindi anche a ridurre i rischi e a promuovere un ambiente sicuro.

Vengono inoltre intrapresi interventi di advocacy per mitigare l’impatto del conflitto sui civili, mobilitando i leader religiosi o delle comunità vicini ai gruppi armati.
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Ad oggi, il RIAP ha permesso di soddisfare i bisogni alimentari e nutrizionali di oltre 30’000 persone. Grazie a un sistema di diagnosi precoce, i bambini malnutriti vengono presi in cura tempestivamente. Anche le donne incinte e che allattano sono monitorate sul piano nutrizionale.

Inoltre, un innovativo sistema di controllo tramite immagini satellitari e il monitoraggio dell’agricoltura consentono di raccogliere e analizzare dati sulla situazione alimentare e sugli spostamenti della popolazione, e di comunicarli alle autorità responsabili.

Ulteriori informazioni:
Sito web DSC: Mali

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Moustapha e Rainatou sono tra i 215 giovani nigeriani che sono stati selezionati e formati per diventare attivisti del web.

Una percentuale elevata (oltre il 65%) della popolazione del Niger ha meno di 25 anni. Grazie al rafforzamento del sistema educativo nazionale e all’introduzione dell’educazione civica, le giovani generazioni sono meglio preparate a svolgere il ruolo di cittadini e partecipare allo sviluppo delle loro comunità.
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Nell’ambito del suo programma di sostegno alla governance democratica (PAGOD) in Niger, nel 2021-2022 la Svizzera ha sostenuto un’iniziativa innovativa dell’ONG nigerina EPAD volta a promuovere una cultura di buongoverno e la partecipazione attiva della fascia giovanile negli organi decisionali attraverso l’attivismo digitale.
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Il metodo consiste nello sfruttare le reti sociali per sensibilizzare la popolazione alla necessità di un controllo dell’azione pubblica e per incoraggiare le persone elette a rendere conto del loro operato.

I 215 giovani selezionati sono stati scelti in base alla loro influenza sulle reti sociali e successivamente formati per divulgare contenuti di qualità, credibili e affidabili, utilizzando un approccio basato sul rispetto dei diritti umani.
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Sono state organizzate sessioni formative sull’impegno civico dei giovani e sulla loro partecipazione alla vita pubblica, permettendogli anche di seguire formazioni sulle tecniche di scrittura sul web e sensibilizzandoli riguardo alle regole di buona condotta e alla legge sulla criminalità informatica in Niger.

Sono stati inoltre affiancati e seguiti per produrre e diffondere informazioni tese a influenzare le politiche pubbliche e promuovere il buongoverno.
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Nell’ambito del progetto, diversi attori (attivisti del web, rappresentanti eletti, servizi statali, capi tradizionali) si sono incontrati e hanno discusso del funzionamento delle collettività e della necessità di includere giovani e donne nei processi di bilancio. È stato inoltre incoraggiato lo scambio di buone pratiche per esempio in materia di gestione delle comunità.
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«Di recente ci hanno convocati in municipio chiedendoci di accompagnarli nei villaggi per presentare il rapporto generale, cosa che qui a Tanout non era mai successa prima», racconta un attivista del web della municipalità di Tanout.
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Per premiare le migliori pubblicazioni delle attiviste e degli attivisti del web sono stati organizzati dei concorsi. Si tratta ora di rafforzare le capacità dei rappresentanti eletti di utilizzare le tecnologie digitali e di incoraggiare la partecipazione delle ragazze alle attività di attivismo online.

Rainatou Hamidou Ousmane

Profilo Facebook (fr)
Pubblicazione Facebook (fr)

Moustapha Elh Adam
Profilo Facebook (fr)
Pubblicazione Facebook (fr)

Ulteriori informazioni:
PAGOD YouTube: Activisme numérique (fr)
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La DSC concentra le sue attività soprattutto sui Paesi a più basso reddito. Nel 2022 più di un terzo delle spese bilaterali è stato destinato all’Africa subsahariana.

La SECO è attiva soprattutto nei Paesi a reddito medio. La cooperazione nei Paesi dell’Europa orientale, del Nord Africa e del Medio Oriente rappresenta quasi la metà delle spese bilaterali della SECO nel 2022. La parte destinata all’Asia corrisponde quasi un quarto del volume totale.
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I programmi e i progetti della DSC sono definiti in base alle esigenze dei Paesi partner e adattati alla situazione. L’aiuto umanitario attuato dalla DSC riflette la solidarietà della Svizzera nei confronti delle popolazioni in difficoltà.
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Le misure di politica economica e commerciale della SECO contribuiscono a una crescita duratura e inclusiva.
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La DSC concentra la maggior parte delle sue attività nei Paesi a più basso reddito. Quasi la metà delle spese è destinata al continente africano e al Medio Oriente. Nel 2022 l'aiuto all'Ucraina ha rappresentato più di un terzo delle uscite a favore della regione Europa/Medio Oriente e Nord Africa.
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La SECO è attiva nei Paesi a reddito medio e partecipa alla loro transizione economica. L’Africa e il Medio Oriente assorbono un quarto delle spese complessive. Nel 2022 l'aiuto all'Ucraina ha rappresentato la metà delle uscite a favore della regione Europa/ Medio Oriente e Nord Africa.
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La crisi climatica necessita di misure di mitigazione che ne riducano gli effetti e di misure di adeguamento che ne limitino l’impatto sulle popolazioni. Il clima è un tema trasversale su cui convergono i progetti e i programmi della cooperazione internazionale.
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Il buongoverno è un tema trasversale su cui convergono i progetti e i programmi della cooperazione internazionale. Il buongoverno integra diversi aspetti come la gestione competente dei compiti pubblici, la democratizzazione, lo Stato di diritto, la lotta contro la corruzione e i diritti umani. Nella sua comprensione economica include anche i principi di trasparenza, responsabilità, non discriminazione, efficienza e partecipazione.
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Le questioni di genere sono un tema trasversale su cui convergono i progetti e i programmi della cooperazione internazionale. Tutti i progetti tengono conto della parità tra uomini e donne e una parte importante di essi integra misure specifiche per ridurre le disuguaglianze di genere.
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Per raggiungere l’obiettivo, fissato dal Parlamento, di un tasso svizzero di aiuto pubblico allo sviluppo (APS) pari allo 0,5% del reddito nazionale lordo (RNL), le risorse destinate alla DSC sono cresciute costantemente fino al 2015.
Tra il 2016 e il 2018 le misure di risparmio hanno avuto un impatto sui crediti per la cooperazione internazionale.

L’incremento delle spese della DSC tra il 2020 e il 2022 è da ricondurre ai crediti aggiuntivi approvati dal Parlamento in risposta alla pandemia di COVID-19, alla crisi umanitaria in Afghanistan e alla guerra in Ucraina.
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Dal 2011 le risorse destinate alla SECO sono aumentate nel quadro della progressione volta a raggiungere l’obiettivo di un tasso APS/RNL dello 0,5% fino al 2015.

Tra il 2016 e il 2018 le risorse della SECO sono diminuite a causa delle misure di risparmio della Confederazione.

L'aumento registrato nel 2022 è riconducibile ai crediti aggiuntivi approvati dal Parlamento in risposta alla guerra in Ucraina.
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Europa, Nord Africa e Medio Oriente

Africa subsahariana

Asia

America latina

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La cooperazione svizzera con i Paesi dell'Est sostiene gli Stati dei Balcani occidentali, dell'Europa orientale, del Caucaso meridionale e dell'Asia centrale nei loro sforzi per passare a un’economia sociale di mercato e rafforzare la democrazia e lo Stato di diritto.

In Nord Africa la Svizzera si adopera per rendere la regione più inclusiva, prospera e pacifica.

Gli interventi della DSC in Medio Oriente sono finalizzati a migliorare la protezione di profughi e persone bisognose, a fornire loro un accesso ai servizi di base e a gestire le risorse idriche in modo sostenibile.
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La cooperazione internazionale della Svizzera consacra circa un terzo delle sue risorse all’Africa subsahariana.

L’accento è posto sull’accesso delle popolazioni svantaggiate alle prestazioni sociali di base (servizi sanitari, istruzione), alle infrastrutture (acqua), all'occupazione e al reddito, come anche a una crescita sostenibile.

L’Aiuto umanitario svolge programmi nella regione del Corno d’Africa, del Sahel, dell’Africa centrale e di quella meridionale. È attivo in vari ambiti, come il rafforzamento della resilienza di fronte agli effetti della siccità, la protezione della popolazione civile nei conflitti armati, la sicurezza alimentare, l’accesso alle risorse idriche e agli impianti igienico-sanitari.
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Attraverso l'aiuto alla transizione a favore dei Paesi dell’Asia centrale, la Svizzera sostiene la gestione delle risorse idriche a livello regionale e nazionale, lo sviluppo del settore privato e le riforme del settore pubblico e del sistema sanitario.

Le attività della DSC nell’Asia orientale e meridionale si concentrano su Paesi e regioni che attestano tuttora un indice di povertà multidimensionale molto elevato, per esempio in termini di reddito, sicurezza e accesso limitato ai servizi di base.

La cooperazione allo sviluppo economico della SECO sostiene il Vietnam nel suo tentativo di realizzare una crescita sostenibile grazie a un mercato solido. Le attività in Indonesia contribuiscono ad affrontare le sfide riguardanti lo sviluppo sostenibile e a rendere l'economia del Paese più competitiva, resiliente, equa ed efficiente in termini di utilizzo delle risorse.
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In America centrale la DSC promuove il buongoverno e il rispetto dei diritti umani, uno sviluppo economico inclusivo, l'adeguamento ai cambiamenti climatici e la gestione dei rischi di catastrofe. Dopo 40 anni di fruttuoso lavoro sul campo, la cooperazione bilaterale svizzera lascerà la regione alla fine del 2024. Fino ad allora, la Svizzera mira a consolidare i risultati raggiunti e ad attuare il ritiro in modo responsabile e dignitoso.

In Perù la SECO sostiene principalmente lo sviluppo delle strutture economiche, la competitività del settore privato e l'accesso ai servizi pubblici. In Colombia, dove alcune parti del Paese sono ancora fortemente colpite dalla presenza di gruppi armati e dalla criminalità organizzata, la SECO crea opportunità economiche e contribuisce così a una pace duratura.
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L’attuale crisi in Afghanistan colpisce in particolare donne e ragazze. Ecco perché la Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) presta particolare attenzione, ancor più che in passato, alle difficili condizioni in cui vivono. Tramite «UN Women» sostiene per esempio le organizzazioni femminili locali nel Paese.
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L’Afghanistan sta attraversando una delle più gravi crisi umanitarie a livello mondiale. Quasi la metà della popolazione afghana soffre di denutrizione e la tendenza è al rialzo. Nel 2022 il numero di persone che dipendevano da protezione e aiuti umanitari ha raggiunto il record di 24,4 milioni, ovvero 6 milioni in più rispetto all’anno precedente. Si stima che nel 2023 questo dato si attesterà a 28 milioni.
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I Talebani, intanto, limitano sempre di più i diritti umani. Da quando hanno preso il controllo del Paese nel 2021, hanno emanato svariati decreti riguardanti soprattutto donne e ragazze, che sono state parzialmente private della libertà di movimento, non possono più frequentare scuole di livello post-obbligatorio e sono costrette a indossare il velo integrale. La decisione di impedire alle donne di lavorare per organizzazioni non governative (ONG), presa a dicembre del 2022, ha conseguenze disastrose per le operatrici interessate e mette in questione le attività di molte ONG.
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Nonostante le condizioni di estrema precarietà, la Svizzera resta attiva nel Paese e continua a impegnarsi in modo solidale a favore della popolazione. In seguito alla presa del potere da parte dei Talebani, la DSC ha immediatamente adeguato il suo programma al nuovo contesto, garantendo un aiuto pragmatico e continuo. Il budget su cui può contare è di 30 milioni USD. La DSC contribuisce a proteggere i diritti umani e a soddisfare i bisogni fondamentali.
Le priorità del suo programma sono:
  • diritti umani
  • bisogni fondamentali
  • sicurezza alimentar
  • istruzione di base
  • agricoltura

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A seguito dell’ascesa al potere dei Talebani nell’agosto del 2021, l’ufficio di cooperazione svizzero a Kabul è stato temporaneamente chiuso e il suo team è stato integrato nell’Ambasciata di Svizzera a Islamabad (Pakistan) fino al momento in cui potrà fare ritorno in Afghanistan. I partner della DSC svolgono regolarmente visite nel Paese.
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La complessa crisi in Afghanistan non si limita a destabilizzare ulteriormente il Paese, ma ha ripercussioni sull’intera regione circostante e persino sull’Occidente. Anche nel 2022 l’Afghanistan è stato il principale Paese di origine dei richiedenti l’asilo in Svizzera, con oltre 7000 domande.
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In termini di migrazione, la Svizzera si impegna sul piano regionale nel quadro della Solutions Strategy for Afghan Refugees (SSAR) quale membro del comitato ristretto (core group). Questa iniziativa viene in aiuto all’Iran e al Pakistan, Paesi vicini all’Afghanistan, nella gestione della crisi migratoria in collaborazione con le Nazioni Unite. Concretamente, la DSC sostiene un progetto dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (ACNUR) per i profughi afghani in Pakistan.

Ulteriori informazioni:
Sito web DFAE: «La Svizzera non abbandona la gente al proprio destino»
Sito web DSC: Afghanistan




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La violenza di genere (gender-based violence, GBV) è tra le violazioni dei diritti umani più diffuse e mina tutti gli sforzi per garantire la parità. Nel mondo, una donna su tre ha subito violenza fisica o sessuale nel corso della vita. Nei contesti umanitari, la GBV è la violazione dei diritti umani più diffusa e colpisce fino al 70% delle donne e delle ragazze. Nei conflitti armati, la violenza sessuale è spesso usata come tattica di guerra ed è rivolta soprattutto, ma non solo, contro donne e ragazze
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La diffusione delle violenze sessuali legate ai conflitti nella Repubblica democratica del Congo ha avuto un impatto enorme sui sopravvissuti. In molti casi, gli uomini che non sono stati in grado di proteggere le donne della loro famiglia le ripudiano per vergogna e per paura che venga rovinata la reputazione della famiglia stessa, e spesso commettono a loro volta atti di violenza. Gli uomini che partecipano attivamente ai conflitti ricorrono alla violenza a causa del loro disagio psicosociale e dei loro traumi. Il basso status sociale delle donne e delle ragazze nel Paese e le disparità nelle relazioni di potere tra uomini e donne favoriscono l’uso della violenza.
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La DSC sostiene il progetto «Men Combat Sexual and Gender-Based Violence (SGBV) against Women (Tupiganishe Ujeuri)» volto a favorire il superamento delle violenze e dei traumi perpetuati e ad affrontare le cause di fondo della disparità di genere.
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L’obiettivo del progetto è aiutare le persone sopravvissute alla violenza sessuale e di genere, perlopiù donne e ragazze, a elaborare il trauma e a riprendere il controllo della propria vita, migliorando il loro status all’interno della famiglia e della comunità. A tal fine, anche gli uomini coinvolti nei conflitti armati ricevono sostegno psicosociale e possono beneficiare di consulenze di gruppo. Insieme alle donne, riflettono sui traumi legati alla guerra, li elaborano e iniziano a sviluppare atteggiamenti positivi nei confronti delle donne della propria famiglia e della comunità.
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Il progetto sostiene l’assistenza medica, il sostegno terapeutico e la consulenza legale per le donne e le ragazze vittime di violenza sessuale e di genere in questa regione colpita da conflitti. È rivolto anche agli uomini che hanno subito e perpetrato violenze e aiuta a costruire strutture di solidarietà all’interno della comunità.
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Nell’ambito di discussioni di gruppo, gli uomini imparano a riconoscere le cause e gli effetti delle loro azioni e a lavorare insieme per cambiare le norme sociali di base. Riflettono sulle disparità tra donne e uomini, sui ruoli e sulle responsabilità di genere, sulla percezione della mascolinità e su una gestione più equilibrata dei beni comuni e del potere in famiglia.
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Il lavoro psicosociale di comunità non solo fornisce aiuto ai sopravvissuti alla violenza sessuale e di genere, ma aiuta anche a ricostruire le relazioni danneggiate come pure la fiducia e il sostegno reciproco all’interno delle famiglie e delle comunità colpite dai conflitti. I modelli sociali radicati e le strutture patriarcali distruttive che minano il tessuto sociale e la resilienza delle comunità vengono affrontati insieme in un processo di guarigione e riflessione. Questo riduce il potenziale di violenza nella comunità e aiuta i suoi membri ad affrontare e a superare i conflitti.
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Nel 2022 i contributi degli Stati membri del Comitato di aiuto allo sviluppo (CAS) destinati all’aiuto pubblico allo sviluppo (APS) si sono attestati a 204 miliardi USD. La Svizzera è al nono posto nella classifica che confronta l'APS dei Paesi membri del CAS in percentuale rispetto al loro RNL. Cinque Paesi (Danimarca, Germania, Lussemburgo, Norvegia e Svezia) hanno raggiunto l'obiettivo fissato dalle Nazioni Unite in base al quale i fondi investiti per l'APS devono coincidere con lo 0,7% del RNL.

In termini di volume finanziario assoluto, Stati Uniti, Germania, Giappone, Regno Unito e Francia sono i principali Paesi donatori. La Svizzera si situa all’undicesimo posto di questa classifica.
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L’aumento delle risorse per la cooperazione internazionale fino al 2015 ha permesso di raggiungere, a partire da quell'anno, l'obiettivo fissato dal Parlamento di un tasso APS/RNL dello 0,5% . Dal 2016 l’APS è nuovamente diminuito a causa dei minori costi di asilo e delle misure di risparmio che hanno interessato i crediti destinati alla cooperazione internazionale. In relazione ai mezzi supplementari stanziati per la lotta contro la pandemia di COVID-19 e per rispondere alla crisi umanitaria in Afghanistan, dal 2020 l’APS è tornato a crescere.

Nel 2022 il forte aumento dei costi connessi all'accoglienza dei richiedenti l'asilo in Svizzera a seguito della guerra in Ucraina ha comportato un aumento dell'APS, anche se in parallelo i mezzi a disposizione della cooperazione internazionale sono diminuiti.

Negli ultimi anni, la cooperazione internazionale attuata dalla DSC e dalla SECO ha rappresentato in media quasi l’80% dell’APS totale. Nel 2022 questa componente si è ridotta al 63%.

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L’APS multilaterale comprende i contributi generali della DSC e di altri uffici federali a organismi internazionali di sviluppo. Le istituzioni finanziarie internazionali (IFI), compresa l’Associazione internazionale per lo sviluppo (IDA), sono i principali beneficiari dell’APS multilaterale, seguiti dalle agenzie delle Nazioni Unite e infine da altre organizzazioni internazionali.

Negli ultimi quindici anni, la quota dell'APS multilaterale è rimasta relativamente stabile, e si è attestata tra il 20% e il 25% dell'APS totale. Nel 2022 questa parte si è ridotta eccezionalmente al 18%; questo calo è da ricondurre, da una parte, all'aumento dell'APS bilaterale a seguito della guerra in Ucraina e, dall'altra, alla diminuzione dei contributi multilaterali.

I contributi alle organizzazioni non governative internazionali, compreso il Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR), sono considerati come APS bilaterale (e non multilaterale).
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Il Pakistan ha vissuto una delle peggiori catastrofi della sua storia. A fine agosto 2022 un monsone anomalo si è abbattuto su gran parte del Paese sommergendolo per settimane. Le autorità pakistane hanno lanciato un appello per chiedere aiuti internazionali. La Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) ha subito reagito inviando membri del Corpo svizzero di aiuto umanitario (CSA) nella valle dello Swat, nel Nord-Ovest del Paese. Gli esperti hanno riparato 11 scuole, 8 ponti sospesi e 16 impianti di distribuzione idrica.
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Le inondazioni in Pakistan hanno colpito più di 33 milioni di persone, 1500 delle quali hanno perso la vita. I danni sono stati ingenti e numerose infrastrutture e abitazioni sono andate distrutte. Per quanto riguarda la sicurezza alimentare, le principali preoccupazioni erano la perdita dei raccolti e l’impossibilità di coltivare i terreni completamente allagati. A ciò si è aggiunto un elevato rischio di trasmissione di malattie legate all’acqua.
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Nell’agosto del 2022, non appena le acque hanno iniziato a salire, le autorità pakistane hanno subito organizzato le prime operazioni di soccorso. Di fronte all’entità della catastrofe hanno lanciato un appello per chiedere aiuti internazionali. La DSC ha subito reagito inviando una prima squadra del CSA a Mingora, nella valle dello Swat.
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In meno di tre mesi le squadre del CSA hanno riparato 11 scuole e 8 ponti sospesi per consentire alla popolazione locale di accedere nuovamente ai mercati e ai bambini di ritornare a scuola. Hanno inoltre ripristinato 16 sistemi di approvvigionamento idrico e istituito programmi di lavoro remunerato («cash for work») allo scopo di mobilitare la manodopera locale per ripulire le strade da detriti, fango e altri ostacoli. Le comunità locali sono state coinvolte nella progettazione e nell’attuazione di tutte le attività, di cui hanno beneficiato oltre 30’000 persone.
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La DSC conosce bene la valle dello Swat, poiché vi ha già realizzato numerosi progetti. Il Pakistan è stato infatti uno dei Paesi prioritari della DSC fino al 2020, anno in cui si è concluso il suo impegno durato mezzo secolo. Tutte le scuole ricostruite dalla DSC dopo le terribili alluvioni del 2010 hanno resistito bene alle recenti inondazioni.
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Per affrontare le conseguenze della catastrofe che ha colpito il Pakistan, la DSC ha stanziato 3 milioni CHF, 2 dei quali destinati alle attività dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM) nell’ambito dell’appello urgente dell’ONU. L’OIM è intervenuta nelle province meridionali più colpite. 200’000 CHF sono stati versati all’ONG Helvetas, che ha gestito progetti sull’acqua potabile e la distribuzione di cibo, medicine e beni di prima necessità nella provincia nord-occidentale di Khyber Pakhtunkhwa. I fondi restanti sono stati impiegati per finanziare attività della DSC.
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Ad Haiti le disuguaglianze di genere sono notevoli. Le donne hanno scarso accesso alle risorse e non godono delle stesse opportunità degli uomini.

Eppure le donne haitiane possono dare un contributo significativo allo sviluppo del Paese, sia a livello individuale che collettivo. La cooperazione svizzera le sostiene attraverso vari programmi e progetti che mirano, per esempio, ad accompagnarle nell’avvio di attività che generano reddito, nel risparmio attivo o nella formazione professionale.
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Nelle zone rurali, le donne hanno un accesso limitato ai mezzi di produzione. Grazie al sostegno del programma PAGAI della DSC, le donne possono iniziare attività per generare reddito, come per esempio la vendita di prodotti agricoli coltivati nei loro orti. In questo modo possono creare sistemi di risparmio che permettono loro di investire in un secondo momento nell’acquisto di bestiame, da vendere all’occorrenza. E riescono anche a far valere le loro posizioni nel contesto familiare e all’interno delle associazioni.
Una partecipante al programma PAGAI racconta: «Da quando seguo la formazione, mio marito dà una mano a fare il bucato e a preparare i pasti. Quando torno dal mercato dove ho venduto i nostri prodotti, non mi interroga più sul prezzo di vendita di ogni ortaggio».
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Nel Sud-est del Paese, il programma PROMES, sostenuto dall’ONG haitiana Fonkoze, permette di rafforzare la capacità delle persone di affrontare le sfide quotidiane e di incrementare la loro resilienza alle catastrofi. Grazie a un programma di 18 mesi, si cerca di aiutare le donne a uscire dalla povertà estrema. Quando c’è un coniuge, si organizzano attività diverse per tutti i membri della famiglia. Vengono offerti loro workshop sulla mascolinità positiva, che contribuiscono a ridurre le tensioni e le violenze all’interno della famiglia.
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Vari programmi promuovono l’inclusione delle donne nelle professioni in cui sono meno rappresentate e si concentrano sulla formazione – in particolare nei mestieri dell’edilizia – e sul sostegno all’imprenditorialità. Nell’ambito del programma SQUAT, almeno il 30 per cento delle donne viene inserito in corsi di formazione per occupazioni che consentano loro di integrarsi nel mercato del lavoro e di generare reddito. Nel 2022, oltre 400 donne artigiane hanno potuto ottenere un certificato riconosciuto dallo Stato. Circa 150 progetti innovativi, di cui poco più della metà diretti da donne, hanno beneficiato di 180 ore di consulenza e supporto imprenditoriale.
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La promozione del buongoverno locale è una priorità della cooperazione svizzera ad Haiti. In quest’ottica, il ruolo delle sindache è fondamentale e i partenariati creati nei Comuni hanno permesso di rafforzare il personale comunale. La cooperazione svizzera ottiene buoni risultati anche con la Federazione nazionale delle sindache di Haiti (Fédération nationale des femmes maires d’Haïti), una struttura statale che riunisce le sindache dei vari Comuni del Paese.
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La prospettiva di genere è applicata a tutti i programmi della DSC ad Haiti, che si tratti di agricoltura, formazione professionale, protezione sociale, prevenzione dei rischi e delle catastrofi oppure di buongoverno. Questa attenzione per le questioni di genere è ancora più marcata nei progetti su piccola scala, come le attività artistiche o la tutela dei diritti umani. La violenza di genere e la discriminazione sulla base dell’orientamento sessuale sono vere e proprie piaghe ad Haiti. Sono stati sostenuti numerosi progetti che le combattono. Questo lavoro a stretto contatto con la popolazione locale viene svolto da piccole e coraggiose organizzazioni haitiane che operano in aree spesso di difficile accesso.

Ulteriori informazioni:
Sito web DSC: Haiti
Sito web DSC (fr): Programme d’Appui à la Production Agricole en Haïti (PAPAH)
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Le tecnologie digitali stanno cambiando radicalmente l’economia, la società e quasi tutti gli aspetti della vita quotidiana delle persone. Benché offrano enormi opportunità per raggiungere più rapidamente gli Obiettivi di sviluppo sostenibile, il divario digitale (digital divide) è diventato anche il nuovo volto della disuguaglianza e dell’esclusione perché rafforza le differenze esistenti in termini di accesso e potere.
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Per sfruttare il grande potenziale della digitalizzazione nel campo dello sviluppo, senza lasciare indietro nessuno, la trasformazione digitale deve essere pianificata e attuata in modo ponderato, mettendo al centro le persone e i diritti umani. Questo è l’obiettivo del Programma di sviluppo delle Nazioni Unite (PNUS), l’agenzia dell’ONU che opera in tutto il mondo sostenuta anche dai contributi svizzeri ai suoi programmi.
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Ai Paesi che lo richiedono, il PNUS fornisce consulenza sulle loro strategie digitali e sui quadri normativi, li aiuta a realizzare infrastrutture pubbliche digitali e soluzioni digitali inclusive, e a promuovere l’alfabetizzazione digitale per tutti. Il «Digital Readiness Assessment» (DRA) del PNUS adotta un approccio globale nella pianificazione e nella definizione di strategie di trasformazione digitale, per garantire strategie digitali nazionali più inclusive ed eque. In Mauritania, il DRA ha contribuito a creare la prima agenzia governativa per la trasformazione digitale.
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Nel 2022 il PNUS ha affiancato oltre 30 Paesi nell’elaborazione di vari aspetti delle loro strategie digitali nazionali, aiutando i governi a pianificare e attuare strategie globali e aumentando la resilienza e l’inclusione delle istituzioni pubbliche attraverso la tecnologia digitale e la digitalizzazione.
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Questo lavoro dimostra che la svolta digitale può essere il motore di uno sviluppo più sostenibile e inclusivo in relazione ai servizi pubblici, alla crescita economica, alla costruzione della resilienza e all’adattamento ai cambiamenti climatici. In Bangladesh, per esempio, il PNUS ha sostenuto il programma di punta del Governo, «Digital Bangladesh», volto a migliorare l’accesso ai servizi pubblici attraverso una rete di oltre 5800 centri digitali. Questo modello di distribuzione fa sì che le persone non debbano percorrere più di 4 km per accedere ai servizi di base.
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In Ucraina il PNUS sostiene i servizi statali chiave anche tramite il Ministero competente: le piattaforme e i processi per la fornitura di servizi pubblici digitali in tempo di guerra sono sempre più centrali. Il PNUS ha sostenuto la creazione del portale e dell’app Diia, dove si può chiedere assistenza finanziaria. A febbraio 2023 gli sfollati registrati che hanno chiesto un contributo mensile erano 1,4 milioni. Questa soluzione digitale è cruciale per chi è in fuga.
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In India il PNUS ha sostenuto l’implementazione di CoWIN (COVID-19 Vaccine Intelligence Network), lo strumento digitale governativo di una delle campagne vaccinali più grandi del mondo. Da gennaio 2021 questa piattaforma aperta e inclusiva mira alla vaccinazione universale e consente di monitorare l’uso dei vaccini, la copertura e gli sprechi. Grazie a CoWIN sono state registrate 1,1 miliardi di persone per la vaccinazione e sono state consegnate 2,04 miliardi di dosi: a luglio del 2022 oltre 855 milioni di persone erano così completamente vaccinate (due dosi).

Ulteriori informazioni:
UNDP Digital Strategy 2022-2025 (en)
A digital lifeline for Ukrainians on the move (en)
Digital solutions for improved vaccine access (en)







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Nel luglio 2022 i rappresentanti di Azerbaigian, Kazakistan, Kirghizistan, Polonia, Serbia, Tagikistan, Turkmenistan, Uzbekistan e Svizzera si sono riuniti a Bad Ragaz per celebrare il 30° anniversario del gruppo di voto all’interno delle istituzioni di Bretton Woods – Gruppo Banca mondiale (GBM) e Fondo monetario internazionale (FMI) – e per valutare la cooperazione futura.
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I rappresentanti hanno discusso di come i loro Paesi possono affrontare le difficoltà economiche e sociali di fronte all’aggressione russa in Ucraina, oltre a questioni legate dalla sicurezza energetica e alimentare, alla stabilità economica e ai cambiamenti climatici, problemi che riguardano tutti i Paesi membri.
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In un seminario i Paesi hanno presentato esempi di come affrontano le opportunità e i rischi per l’economia, la società, l’ambiente e il sistema finanziario, e la Svizzera ha sottolineato l’importanza del ruolo del GBM e del FMI nel sostenerli a raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 e dell’Accordo di Parigi sul clima.
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Negli ultimi 30 anni i membri del gruppo di voto hanno costruito una buona base di fiducia, e a Bad Ragaz è emerso chiaramente come questo faciliti molto la cooperazione. Il ruolo della Svizzera, presidente del gruppo, è stato apprezzato da tutti i membri, e ciò consente al nostro Paese di affrontare anche questioni come la governance o la transizione energetica sostenibile.
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Nel 2000 il Governo tanzaniano ha istituito il Tanzania Social Action Fund (TASAF), un meccanismo di sicurezza sociale volto a ridurre la povertà estrema e a tutelare le persone dal ritorno a situazioni di indigenza. Gli strumenti chiave di cui si avvale sono i trasferimenti di denaro contante, le opere pubbliche e l’ottimizzazione dei mezzi di sostentamento. Il contributo svizzero a favore del TASAF consente di venire in aiuto all’incirca a 100’000 beneficiari.
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Il TASAF contribuisce a migliorare le basi vitali e a incrementare il reddito familiare, i risparmi, il patrimonio e gli investimenti delle comunità. Nelle aree più remote promuove inoltre lo sviluppo delle infrastrutture (p. es. nei settori della salute, dell’istruzione e della gestione delle risorse idriche) nel quadro del suo programma di opere pubbliche.
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Il programma introduce soluzioni di pagamento elettroniche nel Paese. Sempre più spesso i fondi, per esempio per l’istruzione minorile, vengono versati elettronicamente sui portafogli o i conti bancari digitali dei beneficiari.

Oltre a gestire le sovvenzioni, il programma monitora la salute e la scolarizzazione nelle famiglie beneficiarie, rendendole autonome e migliorando il livello di istruzione. Invece di lavorare, i bambini possono così andare a scuola. Il tasso d’iscrizione nelle scuole è passato dal 70% al 79% e il lavoro minorile è diminuito in media di 19 ore settimanali.
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L’obiettivo è migliorare le basi vitali delle persone e aiutarle a emanciparsi economicamente.

Vengono promossi l’accesso a servizi finanziari e lo sviluppo delle piccole imprese. Appositi gruppi di sostegno aiutano le persone a coprire le spese quotidiane e a gestire le loro imprese. Finora sono stati coinvolti più di 30’000 gruppi di risparmio con oltre 400’000 membri. Hanno anche luogo formazioni e coaching aziendali.
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La Svizzera sostiene 200 persone nei consigli distrettuali di Kilosa, Misungwi, Singida e Pemba. Sulla base delle esperienze maturate, il progetto sarà esteso ad altri distretti.
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Nel biennio 2021-2022 più di 1,3 milioni di nuclei familiari (composti per il 55,7% da donne) hanno beneficiato del programma. Quest’ultimo contribuisce in modo significativo a dare una voce alle donne per quanto riguarda l’impiego del reddito e le questioni legate alla salute e all’istruzione di bambini e bambine. Il versamento di una rendita d’invalidità, da poco introdotta, ha interessato circa 100’000 nuclei familiari.
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Dal lancio del programma, il tasso di risparmio delle famiglie è cresciuto quasi del 4% e il numero di persone che esercitano un’attività professionale indipendente al di fuori del settore agricolo è aumentato del 4,3%.

Ulteriori informazioni:
Sito web DSC: Tanzania
Sito web DSC: Tanzania Social Action Fund (en)

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Gli ospedali pediatrici Kantha Bopha, fondati dal dottor Beat Richner, hanno notevolmente contribuito a migliorare il sistema sanitario cambogiano. Nel 2022 queste infrastrutture, che beneficiano del sostegno della Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC), hanno celebrato 30 anni di servizio.
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Nel 1992 il pediatra Beat Richner lascia il suo studio per ricostruire l’ospedale pediatrico della capitale cambogiana Phnom Penh, andato distrutto. Negli anni successivi la sua fondazione edifica altre quattro cliniche pediatriche di primissima qualità, anche grazie al sostegno finanziario della DSC.
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Oggi i cinque istituti curano oltre l’80% dei bambini gravemente ammalati e feriti del Paese e danno lavoro a 2500 persone. «Ora vengono gestiti come ospedali universitari pubblici e sono un pilastro del sistema sanitario locale, un importante passo avanti in termini di sviluppo», ha affermato la direttrice della DSC Patricia Danzi firmando l’accordo di sovvenzionamento insieme al dottor Philip Robinson, presidente della Fondazione Kantha Bopha.
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Gli ospedali hanno sviluppato un solido modello di servizi pediatrici altamente specializzati, di cui ogni anno beneficia oltre un milione di pazienti ricoverati o trattati a livello ambulatoriale. Nella clinica ostetrica di Siem Reap si registrano tutti gli anni oltre 20’000 nuove nascite.
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Insieme, la DSC e la Fondazione Kantha Bopha hanno raggiunto traguardi importanti. Negli scorsi dodici anni la mortalità dei neonati è diminuita del 70%, con 8 decessi per ogni 1000 nati vivi; nello stesso lasso di tempo la mortalità infantile è scesa del 73% e quella dei bambini sotto i cinque anni del 70%.
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«Abbiamo alle spalle un proficuo partenariato trentennale e vogliamo raggiungere risultati ancora più ambiziosi nei prossimi cinque anni», ha dichiarato Patricia Danzi. La Svizzera finanzierà la fondazione con un contributo conclusivo mediamente pari a 3,5 milioni CHF all’anno fino alla fine del 2027. Durante questo periodo la DSC lavorerà a stretto contatto con la fondazione per rafforzare ulteriormente l’autonomia finanziaria degli ospedali Kantha Bopha nel tempo.
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«Siamo molto grati del sostegno pluriennale della DSC», ha affermato il dottor Philip Robinson, presidente della Fondazione Kantha Bopha. Nei prossimi anni, questo contributo permetterà di consolidare ulteriormente il finanziamento duraturo degli istituti sanitari. «Grazie alla partecipazione del Governo cambogiano e alla vasta cerchia di donatori svizzeri possiamo garantire il funzionamento dei nostri ospedali sul lungo periodo e assicurare ai bambini e alle loro madri un’assistenza medica adeguata».

Dott. Philip Robinson (2. da destra)
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La DSC continuerà a collaborare con la Fondazione Kantha Bopha e il Governo cambogiano per integrare ulteriormente gli ospedali nel settore sanitario, per esempio tramite il collegamento al sistema di assicurazioni sanitarie sociali, che al momento si trova in fase di preparazione.

Ulteriori informazioni:
Sito web DSC: Regione del Mekong
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I fenomeni meteorologici estremi, come inondazioni, siccità, ondate di calore e tempeste, comportano un pesante tributo di vite umane, minacciano il benessere e causano centinaia di miliardi di dollari di perdite economiche. Il cambiamento climatico di origine antropica, a cui si aggiungono eventi estremi sempre più frequenti e intensi, hanno vasti impatti negativi e causano perdite e danni alla natura e alle persone, colpendo in modo sproporzionato soprattutto le persone più vulnerabili.
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I sistemi di allerta precoce (early warning systems, EWS) sono una misura efficace e fattibile di adattamento al clima e consentono di salvare vite umane e di decuplicare il ritorno sugli investimenti. Tuttavia, un terzo della popolazione mondiale, soprattutto nei Paesi meno avanzati (PMA) e nei piccoli Stati insulari in via di sviluppo (SIDS), non è ancora coperto dagli EWS. Questi sistemi di allerta, i servizi climatici e la gestione del rischio di catastrofi sono soluzioni di adattamento trasversali che, se combinate, incrementano l’efficacia di altre misure di adattamento.
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L’adattamento ai rischi meteorologici e climatici richiede urgentemente piani di allerta precoce, preparazione e risposta, ma in molti Paesi in via di sviluppo gli organi e i servizi nazionali non sono in grado di soddisfare questa richiesta. L’iniziativa sui rischi climatici e i sistemi di allerta precoce (CREWS) è stata lanciata nel 2015 quale meccanismo innovativo di finanziamento comune per aiutare PMA e SIDS ad approntare sistemi di allerta precoce multirischio, al fine di ridurre in modo efficiente gli impatti e adattarsi all’aumento dei rischi meteorologici e climatici.
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La Svizzera sostiene i Paesi più colpiti dai cambiamenti climatici partecipando all’iniziativa CREWS. I partner attuatori dell’iniziativa (Organizzazione meteorologica mondiale, Banca Mondiale, Fondo di finanziamento globale per la riduzione delle catastrofi e la ripresa e Ufficio delle Nazioni Unite per la riduzione del rischio di disastri) forniscono insieme servizi analitici e di consulenza, assistenza tecnica, sviluppo di capacità e supporto operativo attraverso progetti regionali e nazionali. L’esperienza combinata della DSC e di MeteoSvizzera aumenta l’impatto e la sostenibilità di CREWS.
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Dal 2016 CREWS ha assistito 74 PMA e SIDS nello sviluppo di sistemi di allerta precoce con progetti nazionali e regionali. In Burkina Faso, per esempio, sta portando ai piccoli agricoltori del Nord del Paese utili avvisi meteo con trasmissioni radiofoniche quotidiane. Circa l’80% dei 22 milioni di abitanti è impiegato nel settore agricolo e beneficia così di un maggiore accesso a questi sistemi. Il progetto comprende anche un sistema di allerta per le tempeste di sabbia e polvere che si estende, oltre al Burkina Faso, anche al Senegal, al Ciad, al Mali, al Niger, a Capo Verde e alla Mauritania.
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Almeno 8 agricoltori di formazione su 10 si affidano ora alle previsioni fornite dalla radio comunitaria per decidere la scelta delle colture, la loro ubicazione, il momento in cui seminare, piantare, fertilizzare, irrigare e raccogliere. I risultati principali? Perdite molto minori e costi più bassi, rendimenti maggiori e un aumento medio del reddito del 267% in 2 anni.
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Nel 2022 l’ONU ha lanciato l’iniziativa «Early Warnings for All», con l’intento di raggiungere tutta la popolazione terrestre con sistemi di allerta precoce entro 5 anni. Il suo piano d’azione comprende un nuovo quadro di espansione sviluppato dall’iniziativa CREWS e dal Fondo verde per il clima. CREWS è ampiamente riconosciuta come il meccanismo chiave per aiutare PMA e SIDS a raggiungere gli obiettivi dell’iniziativa «Early Warnings for All».

Ulteriori informazioni:
Sito web CREWS (en)
Sito web UNDRR (en)
Sito web GFDRR (en)
Sito web WMO (en)
Sito web WMO: Early Warnings for All (en)


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All’inizio di marzo 2022 la direttrice della Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) Patricia Danzi e l’ambasciatore Dominique Paravicini, responsabile del campo di prestazioni Cooperazione e sviluppo economici della Segreteria di Stato dell’economia (SECO), si sono recati in Uzbekistan e Kirghizistan, dove hanno avviato un nuovo programma di cooperazione regionale per il periodo 2022-2026. Questi viaggi di lavoro congiunti sono ideali per concepire e testare insieme nuovi approcci.
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I processi avviati 30 anni fa richiedono tempo e un cambiamento di mentalità. La chiave per il successo del sostegno svizzero è stata ed è tuttora la costruzione e il mantenimento di relazioni di fiducia, così come lo scambio di opinioni e gli insegnamenti reciproci tra persone con idee simili. I Paesi dell’Asia centrale hanno un passato con diversi punti in comune e si trovano ancora oggi davanti a difficoltà analoghe.
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Stretti tra Russia e Cina a livello geopolitico, i Paesi dell’Asia centrale si trovano a dover camminare in equilibrio tra l’orso e il dragone. Negli Stati post-sovietici la vicinanza alla Russia è evidente: la lingua è onnipresente, e molte persone hanno anche la cittadinanza. Inoltre, l’emigrazione di lavoratori e le loro rimesse rappresentano fino al 30 % del PIL.
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La Svizzera tratta diversi temi con i Paesi dell’Asia centrale, che rappresenta in un gruppo di voto congiunto presso le istituzioni di Bretton-Woods (Banca mondiale e Fondo monetario internazionale). Negli ultimi 30 anni ha quindi instaurato con loro una relazione speciale basata sul partenariato.
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Ad esempio si vede l’influenza svizzera nelle regioni montuose del Kirghizistan: qui, guide alpine, maestri di sci e operatori turistici parlano con entusiasmo di Pontresina e Arosa, luoghi da cui si sono lasciati ispirare e in cui si sono formati con il sostegno della cooperazione svizzera allo sviluppo.
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La Conferenza internazionale sull’acqua a giugno 2022 in Tagikistan è stata un’altra occasione per festeggiare i 30 anni di cooperazione allo sviluppo. La diplomazia dell’acqua è un’importante area di cooperazione allo sviluppo tra la Svizzera e gli Stati dell’Asia centrale. Il nostro Paese porta avanti il programma per le risorse idriche ed energetiche, ad esempio aiutando a pianificare alcuni bacini idrografici fluviali e a introdurre il principio della gestione integrata delle risorse idriche nella legislazione nazionale.
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La Svizzera intende proseguire le sue attività di sostegno in Asia centrale. Sarà quindi importante adattare continuamente la cooperazione alle nuove esigenze locali, come si vede benissimo in questo momento con la crisi ucraina. Lo sviluppo economico, la governance e le questioni climatiche saranno questioni sempre più di rilievo, e le riforme necessarie rimarranno di centrale importanza. La Svizzera vuole continuare ad aiutare i Paesi a progredire a livello economico e politico.
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Il Corno d’Africa sta vivendo una delle più gravi e lunghe siccità della storia recente. Sono colpiti più di 36 milioni di persone, di cui 23 milioni si trovano in condizioni di insicurezza alimentare acuta. Le colture alimentari e foraggere sono andate perse e milioni di capi di bestiame sono morti.

La crisi è inoltre ulteriormente esacerbata dai conflitti locali e dal deterioramento della situazione economica (ripresa difficile dopo la pandemia di COVID-19, guerra in Ucraina, forte aumento dell’inflazione).
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La crisi alimentare colpisce soprattutto le donne, i bambini e le minoranze. Questi gruppi di popolazione sono infatti esposti a un rischio più elevato di violenze sessuali, abusi e negligenza.
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Per mitigare l’impatto della crisi e affrontarne le cause di fondo – ossia povertà, conflitti, crisi climatica – la Svizzera ha in particolare rafforzato il proprio sostegno al programma di promozione della resilienza in Somalia (SomReP).
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Il programma SomReP svolge un ruolo fondamentale nel rafforzamento della resilienza delle comunità pastorali somale agli shock climatici. In particolare, mira a rafforzare le capacità locali, a diversificare i mezzi di sussistenza e a sviluppare sistemi di allerta precoce per la siccità. SomReP ha permesso di migliorare la sicurezza alimentare dei gruppi di popolazione più vulnerabili. Nel 2022 sono state sostenute più di 100’000 persone colpite dalla siccità in Somalia.
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Concepito secondo l’approccio «nexus», il programma SomReP può spaziare da iniziative di sviluppo a lungo termine a interventi di emergenza.

Per le situazioni di emergenza, utilizza i mezzi finanziari messi a disposizione con i cosiddetti fondi di contingenza (contingency funds), che possono essere sbloccati rapidamente per salvare vite umane e soddisfare bisogni basilari e immediati mantenendo al contempo i progressi fatti in termini di sviluppo.
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SomReP ha mobilitato tali fondi durante i periodi di siccità soprattutto per ripristinare le infrastrutture (p. es. pozzi d’acqua, recinti per il bestiame, siti di produzione di foraggio), la fornitura di acqua potabile e la distribuzione di beni non alimentari (materiali per l’igiene, farmaci, zanzariere, vestiti).
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In quanto strumento innovativo dell’approccio «nexus», i fondi di contingenza sono utilizzati principalmente in contesti fragili caratterizzati da crisi multiple di vario tipo (conflitti armati, crisi climatiche ecc.).

Ulteriori informazioni:
Sito web DSC: Corno d’Africa (Somalia, Etiopia, Kenia)
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La protezione del clima inizia nella vita di tutti i giorni: l’ONG svizzera Azione Quaresimale, organizzazione partner della DSC, promuove la costruzione di focolari efficienti nelle zone rurali del Kenia, contribuendo così anche alla lotta contro la fame.
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L’attuazione della cooperazione internazionale della Svizzera e dell’Agenda 2030 richiede una collaborazione efficace ed efficiente tra attori statali e non statali. Per questo la Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) sostiene programmi internazionali di ONG svizzere e attualmente finanzia 27 partenariati con singole ONG, alleanze di ONG, associazioni mantello e federazioni versando contributi pari a circa 135 milioni CHF all’anno. Questo approccio permette di sfruttare le sinergie e gli effetti di moltiplicazione e rafforza la società civile nei Paesi partner.
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In quanto organizzazione partner della DSC, Azione Quaresimale porta avanti in tutto il mondo numerosi progetti che puntano non solo a consolidare la società civile locale, ma anche a promuovere l’uguaglianza di genere e a contrastare la fame e gli effetti dei cambiamenti climatici. Con un progetto realizzato in alcune aree remote del Kenia centrale e meridionale, Azione Quaresimale incentiva la diffusione di tecnologie di cottura efficienti dal punto di vista energetico e accessibili per ridurre i consumi e l’inquinamento ambientale, e crea posti di lavoro per donne e uomini.
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Tradizionalmente, nelle zone rurali si cucina su fuochi aperti appoggiando le pentole su tre pietre: una tecnica inefficiente e che ha un notevole impatto negativo dal punto di vista ambientale, sanitario e sociale. I nuovi forni in muratura con camera di combustione chiusa riducono quasi della metà il consumo di legna da ardere. Poiché il consumo energetico rurale è coperto al 90% da biomassa, il potenziale economico, sociale ed ecologico del progetto è notevole. In nove anni sono stati installati più di 28’000 focolari efficienti, con un risparmio totale di oltre 70’000 tonnellate di CO2.
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La domanda di legna diminuisce, e di conseguenza anche l’eccessivo sfruttamento delle riserve locali e l’inquinamento dell’aria negli spazi interni, che nuoce soprattutto a donne e bambine. È gente del posto a costruire i forni con materiali che si trovano in loco: la maggior parte dei componenti, come i mattoni in terracotta, possono essere acquistati per pochi soldi o prodotti dagli stessi utenti finali. Un forno può così essere installato e mantenuto con un investimento relativamente basso. Il progetto sovvenziona la costruzione dei focolari in modo che anche i più poveri possano beneficiarne.
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L’iniziativa contribuisce a garantire una maggiore uguaglianza, perché offre una formazione a tutti gli e le abitanti dei villaggi, indipendentemente dal sesso. L’obiettivo finale è aiutarli a ottenere un reddito regolare. I forni chiusi richiedono inoltre l’uso di una minore quantità di legna rispetto ai fuochi aperti. In questo modo permettono di risparmiare e di dedicare meno tempo a rifornirsi di legna. Maggiori risorse possono essere così investite nell’acquisto di sementi, con conseguente incremento dei raccolti e miglioramento complessivo delle condizioni di vita.
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Il progetto è in linea con la politica energetica nazionale del Kenia ed è sostenuto dalla popolazione: tutte le parti interessate ne traggono vantaggio, la società civile si rafforza e viene promosso lo sviluppo economico delle donne. «I forni chiusi sono più rispettosi dell’ambiente e migliorano la qualità di vita delle persone», afferma Mary Mulinge, che costruisce questi focolari efficienti con il marito da sette anni e fa parte del gruppo di 177 artigiane e artigiani che hanno seguito una formazione specifica.

Ulteriori informazioni:
Sito web Azione Quaresimale: Un vero aiuto per famiglie e ambiente
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Nei Paesi meno avanzati e a reddito medio-basso, tra cui lo Zambia e lo Zimbabwe, le PMI sono cruciali per il raggiungimento degli OSS, poiché favoriscono lo sviluppo economico creando sette posti di lavoro su dieci e contribuiscono a generare fino al 40% del PIL. Pur avendo bisogno di importi relativamente bassi di capitale, faticano però a trovare investitori e quindi a crescere.
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Il finanziamento misto (blended finance), che combina finanziamenti pubblici e capitale privato, dovrebbe risolvere il problema dell’insufficienza di mezzi, ma tra il 2012 e il 2017 solo il 6% dei fondi di privati raccolti nell’ambito del finanziamento ufficiale dello sviluppo è stato destinato ai Paesi più bisognosi.
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Creato nel 2020, il fondo congiunto dell’UNCDF e di Bamboo Capital Partners (BCP) a sostegno dei Paesi meno avanzati (BUILD) è un innovativo strumento di finanziamento misto per le PMI orientate agli OSS nei Paesi meno avanzati e a reddito medio-basso. Gestito da BCP, che ha sede in Svizzera, il BUILD ha già raccolto 55 milioni USD e intende mobilitarne altri 200 da investitori commerciali (privati).
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Avranno inoltre un approccio trasversale per promuovere l’emancipazione economica di giovani e donne. I fondi saranno investiti in quattro settori:
  1. sicurezza alimentare, alimentazione e comparto agroalimentare
  2. inclusione finanziaria e innovazione
  3. economia verde ed energie rinnovabili
  4. infrastrutture locali
Gli importi investiti variano da 250’000 a 2,5 milioni USD. L’obiettivo è migliorare le condizioni di vita di 11 milioni di persone in dieci anni di attività del fondo.
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Oltre agli investimenti, le PMI beneficiarie ricevono un’apposita consulenza. La Svizzera intende coinvolgere il settore privato, creare posti di lavoro, migliorare i mezzi di sussistenza e gestire in modo sostenibile le risorse naturali nei Paesi in via di sviluppo. Il sostegno alle PMI orientate agli OSS consentirà loro di crescere e di offrire beni e servizi accessibili a tutti.
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La Svizzera sosterrà il fondo BUILD con due contributi distinti ma complementari. Il primo è un investimento diretto di 5 milioni CHF che potrà essere impiegato a livello globale nei Paesi e nei settori con il più alto deficit di finanziamento. Il secondo è un investimento indiretto di 9 milioni CHF sotto forma di contributo all’UNCDF, destinato a investimenti nelle PMI in Zambia e Zimbabwe.
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Il Geneva Technical Hub (GTH) è stato istituito nel 2021 dall’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati (ACNUR) e dalla Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) per far fronte a problematiche complesse di natura tecnica e trovare soluzioni applicabili a vari contesti legati ai profughi. L’obiettivo del GTH è migliorare le condizioni di vita dei profughi, degli sfollati interni e delle comunità ospitanti.
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Il GTH è composto da vari esperti ed esperte del Corpo svizzero di aiuto umanitario (CSA) e riunisce conoscenze tecniche e umanitarie in materia di riduzione del rischio di catastrofi, energia, ambiente, rifugi e alloggi, progettazione degli insediamenti, acqua, impianti sanitari e igiene. Il GTH collabora con l’Istituto federale per l’approvvigionamento, la depurazione e la protezione delle acque (Eawag), il Politecnico federale di Losanna (PFL) e il Politecnico federale di Zurigo (PFZ) per sviluppare strumenti tecnici innovativi volti a sostenere l’operato dell’ACNUR.
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La presenza di adeguati spazi aperti comuni negli insediamenti per profughi è fondamentale per l’ambiente in quanto consente di mantenere l’equilibrio ecologico e di mitigare il cambiamento climatico e il relativo rischio di catastrofi. Il GTH ha sviluppato, tramite il PFL, una serie di linee guida per la progettazione dei siti. Sulla base di sette principi progettuali, la configurazione degli insediamenti per profughi e sfollati interni diventerà più resiliente e rafforzerà la coesione sociale.
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Senza un allacciamento alle reti elettriche nazionali, molti campi per profughi e sfollati dipendono da generatori a gasolio. Per passare alle energie rinnovabili servono però dati sul consumo energetico, disponibili in misura limitata. Durante un progetto pilota nel campo profughi di Kakuma, in Kenia, il GTH ha installato due contatori intelligenti sui generatori, misurando in tempo reale e da remoto il consumo di carburante. I dati raccolti serviranno a sviluppare sistemi su misura che ridurranno l’impatto ambientale del consumo di elettricità.
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Gli insediamenti per profughi si trovano spesso in aree povere di acqua, dove il rischio che l’accesso a fonti idriche venga meno all’improvviso è elevato. Nel Nord dell’Uganda, il team del GTH ha effettuato mappature rapide del potenziale idrico sotterraneo che hanno notevolmente aumentato la probabilità di reperire falde freatiche mediante perforazioni, innescando una transizione dall’approvvigionamento idrico d’emergenza, per esempio con autocarri per il trasporto di acqua o pompe manuali, a sistemi di pompaggio sostenibili a energia solare.
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L’85% degli sfollati usa biomassa, come legna da ardere, per cucinare nei campi, un sistema insostenibile che pregiudica la qualità dell’aria negli spazi chiusi e la sicurezza di donne e bambini, causa conflitti per le risorse naturali, riduce la biodiversità e genera gas serra.
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I dispositivi solari sono più ecologici, sicuri e sostenibili. Il GTH ha valutato le tecnologie e l’idoneità di questi prodotti per la cucina, concludendo che molti hanno superato i test sul campo. Ulteriori ricerche e analisi serviranno a garantirne la redditività.

Ulteriori informazioni:
Sito web ACNUR: Geneva Technical Hub (en)
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Il Fondo COVID-19 in Nepal è stato creato per aiutare le imprese a riprendersi dalla crisi economica legata alla pandemia. I risultati sono visibili: grazie ai prestiti senza interessi è stato possibile evitare licenziamenti e persino creare nuovi posti di lavoro.
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Le micro, piccole e medie imprese (MPMI) creano posti di lavoro e promuovono lo sviluppo, soprattutto nei Paesi del Sud globale. Ciò è avvenuto anche in Nepal, dove nel 2018 si contavano in totale 300’000 MPMI che generavano il 22% del PIL e davano lavoro a 1,7 milioni di persone. La crisi legata alla pandemia le ha tuttavia messe in grave difficoltà.
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Nell’ottobre del 2020, in collaborazione con la Banca olandese per lo sviluppo delle imprese (FMO) e con One to Watch (un gestore di fondi privato), la DSC ha lanciato un programma volto a sostenere le MPMI attraverso un fondo COVID-19. Grazie a questa iniziativa, 100 imprese hanno ottenuto da banche private prestiti senza interessi per un anno. Inoltre, 40 imprese hanno beneficiato di una formazione in gestione finanziaria, contabilità e marketing.
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La Naman Care Home è una delle imprese sostenute dal fondo COVID-19. Si tratta di una casa di cura per anziani fondata a Kathmandu nel 2018. Durante la pandemia, la Naman Care Home aveva quasi esaurito le proprie riserve finanziarie. Grazie al prestito, ha potuto garantire la qualità dell’assistenza sanitaria, migliorare le misure di protezione, accettare nuovi pazienti e mantenere i posti di lavoro.
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Un’altra PMI sostenuta dal fondo è Leather Wings. «Il sostegno finanziario e tecnico ci ha permesso di riprenderci dalla crisi, di continuare le nostre attività e di mantenere il nostro personale», ha spiegato Suraj Dahal di Leather Wings. Fondata quasi 40 anni fa, questa impresa produce scarpe in pelle e impiega circa 60 persone. Grazie al programma di sostegno è stata anche messa in contatto con altri investitori privati.
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Il fondo COVID-19 non solo ha permesso di evitare licenziamenti, ma ha anche consentito alle 100 MPMI di creare più di 400 nuovi posti di lavoro. Grazie al programma, anche le banche private hanno concesso ulteriori prestiti e ora offrono assistenza tecnica per lo sviluppo delle imprese.

Ulteriori informazioni:
Sito web One to Watch (en)
Sito web DSC: Nepal
Sito web DSC: La Svizzera e il Nepal: storie di ponti sulla strada verso il federalismo
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Infrastrutture affidabili e durature – strade, ponti, edifici pubblici, linee dati, istituti formativi e impianti per la fornitura di acqua ed energia – offrono alle persone condizioni di vita migliori e sono essenziali per lo sviluppo economico dei Paesi e per la lotta alla povertà.
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Per questo motivo a ottobre 2022 il Consiglio federale ha deciso che la Svizzera avrebbe sostenuto il Private Infrastructure Development Group (PIDG) con 75 milioni di dollari. L’organizzazione mobilita capitali dal settore privato per costruire infrastrutture sostenibili nell’Africa subsahariana e nell’Asia meridionale e sudorientale. Utilizza fondi pubblici per ridurre i rischi dei progetti infrastrutturali; incoraggiando così il settore privato a effettuare a sua volta degli investimenti che altrimenti non arriverebbero ai Paesi in via di sviluppo.
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Con il sostegno del PIDG, ad esempio, è stato costruito il parco solare di Ninh Thuan, nel Vietnam meridionale, in grado di generare 168 megawatt, rifornendo quasi 200 000 persone.
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Questa elettricità viene fornita alla società di servizi vietnamita con una garanzia di acquisto per 20 anni e riduce le emissioni annuali di CO2 nel Paese di 240 000 tonnellate.
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La Svizzera sostiene il PIDG sin dalla sua fondazione nel 2002; da allora sono stati raggiunti i seguenti risultati:

  • mobilitazione di 37,6 miliardi di dollari, di cui 23 miliardi dal settore privato
  • accesso a infrastrutture nuove o migliorate per 220 milioni di persone
  • messa in funzione di 120 infrastrutture
  • creazione di 322 000 posti di lavoro
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Per raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 dell’ONU e dell’Accordo di Parigi sul clima sono necessarie fonti di finanziamento molto diverse. Il settore privato svolge un ruolo fondamentale, e l’aiuto pubblico allo sviluppo può essere utilizzato come leva per mobilitare questi fondi.
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La SECO adotta un approccio particolare per sfruttare risorse private nella cooperazione allo sviluppo, ad esempio cercando accordi che generino finanziamenti e know-how dal settore privato; inoltre, facilita gli investimenti che producono risultati concreti in termini di sviluppo e promuove i partenariati pubblico-privato.
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Nel 2022 la SECO ha commissionato uno studio per vedere in che misura il suo approccio contribuisce allo sviluppo sostenibile dei Paesi partner. Ne sono emersi punti ancora da risolvere, ma nel complesso il sostegno della SECO è risultato un valido aiuto e i progetti si sono rivelati conformi alle esigenze dei singoli Paesi partner.
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Un esempio di collaborazione tra la SECO e privati è il Meloy Fund, fondo che promuove gli investimenti in imprese sostenibili nel settore ittico in Indonesia e nelle Filippine. L’obiettivo è fornire un sostentamento ai pescatori locali, proteggendo al contempo le risorse naturali.
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Più di un miliardo di persone dipende finanziariamente dalla pesca costiera. A livello globale, l’80 -90 % dei posti di lavoro nel settore della pesca si trova sulle coste, dove avviene la metà del pescato mondiale. Allo stesso tempo gli habitat marini, con le barriere coralline, le mangrovie e le praterie subacquee, sono fondamentali per la protezione dell’ambiente e la resilienza contro i cambiamenti climatici.
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La SECO non investe direttamente nel Meloy Fund ma finanzia la cosiddetta assistenza tecnica, che si occupa di attirare investimenti privati e di formare i pescatori e gli altri partner della filiera su come rendere la pesca sostenibile. Spesso per le aziende locali la conversione è molto onerosa, ma dà anche accesso a redditi migliori, dato che è possibile richiedere prezzi più elevati per prodotti ittici certificati e di alta qualità.
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Con una pesca sostenibile e ben organizzata le aziende hanno un buon reddito e sono quindi in grado di rimborsare le somme ricevute. Per gli investitori quindi il rischio è ridotto, e il fondo può offrire servizi finanziari a lungo termine.
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A novembre 2022 una delegazione della SECO si è recata in Indonesia per discutere di questioni relative al lavoro e all’occupazione con i rappresentanti del ministero del lavoro indonesiano e con le parti sociali svizzere e indonesiane. Il nostro Paese si adopera affinché le aziende dell’industria tessile e dell’abbigliamento offrano posti di lavoro a condizioni dignitose.
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La delegazione svizzera ha visitato la fabbrica di abbigliamento PT Sumbiri in Java centrale, che impiega quasi 4000 persone. Dal 2015 questa fabbrica attua il programma Better Work avviato dalla Svizzera e dall’Organizzazione internazionale del lavoro, intensificando quindi il dialogo sociale e migliorando la cooperazione, la sicurezza e la tutela della salute sul posto di lavoro.
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Boris Zürcher

Capo della Direzione del lavoro, SECO

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La visita della SECO è parte della politica economica estera sostenibile della Svizzera e mostra come vengono messe in atto le disposizioni sull’accordo di libero scambio tra gli Stati dell’Associazione europea di libero scambio (AELS) e l’Indonesia.
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L’industria tessile e dell’abbigliamento, i cui prodotti rappresentano il 70 % delle esportazioni totali di alcuni Paesi, impiega oltre 60 milioni di persone in tutto il mondo, per la maggiori parte donne. Better Work aiuta le aziende esportatrici a rispettare le leggi nazionali e gli standard internazionali sul lavoro, oltre che offrire consulenza e formazioni ai dirigenti e ai lavoratori per quanto riguarda la collaborazione e la sicurezza sul lavoro, la gestione della qualità, la gestione cooperativa delle risorse umane e i metodi di produzione rispettosi dell’ambiente.
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Stando alle cifre disponibili a fine 2022, Better Work ha migliorato le condizioni di lavoro di 3,3 milioni persone. La Svizzera sostiene il programma dal 2009. Nel 2022 quest’ultimo è stato prorogato, e si continuerà quindi il lavoro svolto finora almeno fino al 2027, aiutando le aziende a riprendersi dalla pandemia e a migliorare la resilienza delle catene di approvvigionamento di fronte alle crisi globali.
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All’inizio del 2022 la Svizzera aveva già alle spalle un impegno pluriennale in Ucraina. La cooperazione era già iniziata negli anni 1990 dopo il crollo dell’Unione Sovietica e poggiava su relazioni e contatti consolidati con la popolazione, le autorità e la società civile. Era basata sulle esigenze della popolazione.
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Dopo l’annessione della Crimea e lo scoppio del conflitto armato nell’Ucraina orientale nel 2014, la Svizzera aveva già ampliato in modo significativo il proprio impegno, in particolare per promuovere il processo di pace e prestare aiuto umanitario.

Nel 2015 diversi convogli provenienti dalla Svizzera hanno raggiunto le aree separatiste dell’Ucraina orientale, dove hanno consegnato alla popolazione prodotti chimici per il trattamento dell’acqua potabile e farmaci. La Svizzera è stata il primo Paese terzo a fornire aiuti di questa portata su entrambi i lati della cosiddetta linea di contatto.
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L’attuale cooperazione è stata regolamentata nel programma di cooperazione 2020–2023, incentrato in particolare sulle riforme e sul rafforzamento delle istituzioni democratiche, oltre che sulla promozione della digitalizzazione, sullo sviluppo urbano sostenibile e sul rafforzamento delle PMI e del settore sanitario.

Già prima dell’aggressione militare da parte della Russia, l’Ucraina era un Paese prioritario della cooperazione internazionale della Svizzera, che viene attuata dalla Direzione dello sviluppo e della cooperazione e dalla Divisione Pace e diritti umani del DFAE nonché dalla Segreteria di Stato dell’economia.
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Con l’aggressione militare da parte della Russia, iniziata il 24 febbraio 2022, la situazione è cambiata. La Svizzera condanna l’attacco russo ed esprime solidarietà all’Ucraina. Nel corso del 2022 il Consiglio federale ha approvato due crediti aggiuntivi per sostenere la popolazione colpita e la Svizzera ha adattato i suoi programmi già in essere.
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Quello dell’altopiano boliviano è un clima ostile e i mutamenti climatici non hanno fatto che complicare la situazione per i contadini e le contadine del posto. Ecco perché la DSC li aiuta ad adeguare i metodi di produzione a queste difficili condizioni e a commercializzare i loro prodotti.
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Nelle Ande boliviane, a più di 4000 metri sul livello del mare, il suolo è arido, il sole batte impietoso e le temperature sono rigide. I piccoli agricoltori e agricoltrici della regione sono pertanto da sempre confrontati con ardue sfide. I cambiamenti climatici si traducono in periodi di siccità e maltempo più frequenti, complicando ulteriormente la vita delle persone.
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L’obiettivo del progetto «Mercati inclusivi» è migliorare le condizioni di vita di chi si occupa di agricoltura o allevamento di bestiame nell’altopiano e nelle valli andine.
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Il progetto mira in particolare a:
  • incrementare il reddito delle aziende agricole a conduzione familiare
  • aumentare la resilienza di fronte alle conseguenze dei mutamenti climatici
  • migliorare le condizioni lavorative
  • assicurare l’emancipazione delle donne
  • migliorare la pubblica amministrazione aumentando l’influenza della popolazione
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Un esempio del progetto «Mercati inclusivi» è l’impiego di droni per la distribuzione di prodotti fitosanitari nelle zone di alta montagna più impervie: grazie ai droni, gli agricoltori e le agricoltrici necessitano di una quantità minore di prodotti, tutelano la salute di chi lavora nei campi, riducono l’inquinamento ambientale e incrementano i raccolti. Il progetto è realizzato da Swisscontact in collaborazione con organizzazioni partner locali.
Swisscontact YouTube: Innovative Technologien auf dem Land
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Nel 2022 il progetto «Mercati inclusivi», attuato con successo, è stato sottoposto a una valutazione e sono state elaborate strategie per ampliarlo. Ecco i risultati:
  • 30’000 aziende agricole a conduzione familiare hanno incrementato il proprio reddito
  • oltre 52’000 uomini e donne hanno ottimizzato la propria attività lavorativa indipendente
  • 17’000 aziende agricole a conduzione familiare hanno migliorato la loro strategia di adattamento ai cambiamenti climatici
  • 17’000 donne hanno conquistato una maggiore indipendenza
Ulteriori informazioni:
Sito web Swisscontact: Marchés inclusifs en Bolivie (fr)

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Nelle ore successive all’inizio dell’aggressione militare, l’Aiuto umanitario della Confederazione ha lavorato a pieno ritmo. In breve tempo, la Svizzera ha mobilitato una squadra di pronto intervento composta da sei membri del Corpo svizzero di aiuto umanitario (CSA), che si è recata in Polonia per prestare aiuto ai profughi al confine.

In totale sono stati impiegati 70 membri del CSA. Nella sua seduta dell’11 marzo 2022 il Consiglio federale ha deciso di aumentare i mezzi stanziati per l’aiuto umanitario in Ucraina e nella regione portandoli a 80 milioni CHF. La risposta rapida è stata agevolata dai progetti già in corso.
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Nella prima fase, gran parte del sostegno svizzero è stata fornita attraverso gli Stati confinanti con l’Ucraina, poiché la situazione nel Paese era molto instabile. La squadra di pronto intervento ha allestito un centro logistico in Polonia vicino al confine con l’Ucraina, ha consegnato beni di prima necessità in Romania e si è occupata dei profughi nella Repubblica di Moldova.

L’Ambasciata di Svizzera a Kyiv è stata temporaneamente chiusa. L’ambasciatore Claude Wild e alcuni membri del personale dell’Ambasciata si sono spostati dall’Ucraina alla Moldova per continuare il loro lavoro da lì.
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L’aiuto non si è mai fermato. La Svizzera ha fornito tende invernali e impianti igienico-sanitari. Inoltre, ha acquistato localmente quasi 5000 tonnellate di cibo, che sono state distribuite in modo mirato. Gli intensi scambi con il Governo ucraino, i comuni e la società civile locale sono stati utilizzati per fornire un’assistenza il più possibile efficace sul posto. Il lavoro dell’Aiuto umanitario si basa sull’attuale programma di cooperazione 2020–2023.
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Un esempio è il progetto «Mental Health for Ukraine». Dal 2018 la Svizzera sostiene l’Ucraina nell’ampliamento delle strutture per la salute mentale, nelle riforme e nelle campagne di sensibilizzazione. Nell’ambito di questo progetto, durante la prima fase dell’aiuto d’emergenza, nelle stazioni ferroviarie dell’Ovest del Paese è stata anche prestata assistenza alle persone traumatizzate provenienti dall’Ucraina orientale. Anche il settore della salute mentale è stato rafforzato con un progetto di trattamento dei traumi in sei ospedali.
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La Svizzera ha adattato i progetti in corso alla situazione di guerra, per esempio nel settore dello sviluppo urbano. In quest’ambito sono infatti sorte esigenze completamente nuove. Più di 12 milioni di persone hanno dovuto lasciare le loro case a causa della guerra. Molte di loro hanno trovato rifugio nelle città dell’Ucraina occidentale, il che ha portato a un aumento massiccio della popolazione. Queste persone hanno bisogno di elettricità e di acqua, e producono rifiuti. I bambini vengono iscritti a scuola ed è necessario dare la possibilità ai profughi di accedere ai servizi sanitari. Ciò comporta esigenze completamente nuove per quanto concerne la pianificazione urbana.
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Nell’ambito di un progetto di pianificazione urbana svizzero attualmente in corso viene fornita consulenza alle autorità locali sull’integrazione degli sfollati interni e si promuove il networking tra le autorità e le organizzazioni umanitarie. A tal fine risultano utili i rapporti di fiducia stabili già esistenti con le amministrazioni cittadine. Le reti di contatti vanno anche a beneficio degli aiuti umanitari. In molti casi, la Svizzera è stata in grado di individuare referenti locali a cui consegnare i beni umanitari.
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Il nostro Paese ha inoltre sostenuto iniziative multilaterali come quella della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (BERS), che contribuisce a mantenere la competitività delle piccole e medie imprese (PMI). In particolare, aiuta le PMI del Nord e dell’Est del Paese che hanno perso i loro impianti di produzione a trasferirsi in nuovi siti e a mantenere le loro catene di approvvigionamento. Per le PMI è importante anche poter contare su un quadro economico favorevole. A tal fine, in Ucraina sono necessarie riforme che a loro volta vengono agevolate dall’iniziativa della BERS.
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La Svizzera partecipa anche a un’iniziativa della Banca Mondiale per contribuire al mantenimento delle funzioni di base non militari dello Stato. In particolare, grazie all’aiuto svizzero gli stipendi e le pensioni delle impiegate e degli impiegati statali ucraini potranno continuare a essere pagati. È nell’interesse di tutti che le persone che lavorano per esempio in polizia, nell’insegnamento e nel settore della gestione dei rifiuti, come pure le e gli autisti di autobus, possano continuare a svolgere le loro professioni ed essere pagati per questo.
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Il 4 e 5 luglio 2022 gli occhi del mondo sono stati puntati su Lugano. Al Palazzo dei Congressi sul Lago di Lugano, 59 delegazioni internazionali si sono incontrate per lanciare formalmente il processo di ricostruzione dell’Ucraina. La Ukraine Recovery Conference (URC) è stata organizzata dall’allora presidente della Confederazione Ignazio Cassis.
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L’URC è un formato di conferenza che si tiene a intervalli regolari e che è stato lanciato nel 2017 con il nome di Ukraine Reform Conference. La conferenza è di volta in volta organizzata dall’Ucraina e da un Paese partner. Nel 2021 la Svizzera ha raccolto il testimone dalla Lituania. La conferenza di Lugano è stata la prima URC dall’inizio dell’aggressione militare della Russia contro l’Ucraina, motivo per cui è stata ribattezzata «Ukraine Recovery Conference».
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Il 5 luglio 2022, l’allora presidente della Confederazione Ignazio Cassis e il primo ministro ucraino Denys Shmyhal hanno presentato il risultato della conferenza, ossia la «Dichiarazione di Lugano», che stabilisce i principi per la ricostruzione in Ucraina. Importanti idee condivise a tale proposito sono l’approccio «build back better» (ricostruire meglio) e la convinzione che la ricostruzione, da un lato, e le riforme, la lotta contro la corruzione, la trasparenza e la garanzia di una giustizia indipendente, dall’altro, non siano in concorrenza ma strettamente correlate. Inoltre, la «Dichiarazione di Lugano» prevede che sia l’Ucraina a guidare il processo di ricostruzione.
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Il rigido inverno ha costituito una sfida enorme per l’Ucraina, aggravando le condizioni delle persone più fragili. Già in autunno circa il 40% della popolazione locale dipendeva dagli aiuti. Molte località non avevano accesso all’acqua potabile, all’elettricità e alle telecomunicazioni dopo gli attacchi mirati della Russia alle infrastrutture energetiche e ai sistemi di approvvigionamento di base. Oltre il 40% delle infrastrutture energetiche ucraine ha subito danni. Il piano d’azione per il soccorso d’inverno della Svizzera ha aiutato la popolazione ucraina a superare questa dura stagione.
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Un secondo credito aggiuntivo di 100 milioni CHF è stato utilizzato per aiutare l’Ucraina a superare i freddi mesi invernali. Ingenti contributi sono stati destinati a progetti nei settori dell’assistenza umanitaria e di emergenza, delle infrastrutture energetiche e del sistema ferroviario. Questi progetti sono stati attuati da organizzazioni multilaterali come la Banca Mondiale e l’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (UNOCHA).
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Il piano d’azione per il soccorso d’inverno prevedeva il ripristino di abitazioni e infrastrutture energetiche. Di conseguenza le attività in corso sostenute dalla DSC sono state adattate per venire incontro ai nuovi bisogni. L’aiuto invernale comprendeva anche la consegna di attrezzature.

La Svizzera ha potuto contare sulla rete di contatti costruita nell’arco di molti anni in Ucraina per distribuire in modo affidabile gli aiuti in tutto il Paese. Alla fine del 2022 la Svizzera ha consegnato all’Ucraina quasi 1000 tonnellate di beni di prima necessità, tra cui generatori e stufe portatili.
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Attraverso le sue organizzazioni partner, la Svizzera ha contribuito a sostituire finestre, porte e tubature e a migliorare l’isolamento degli edifici. Sono stati rinnovati anche i centri per le persone costrette a lasciare le loro case e a fuggire in altre regioni dell’Ucraina. Questi lavori hanno contribuito a preparare sistemazioni adeguate per le persone durante i mesi invernali.
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In collaborazione con l’ONG Right to Protection (R2P), la DSC ha sostenuto gli abitanti delle regioni parzialmente occupate di Sumy e Chernihiv. Molti edifici hanno subito gravi danni, con finestre e sistemi di riscaldamento rotti.

Sono state distribuite stufe elettriche e bricchetti di combustibile per aiutare la popolazione a far fronte alle rigide condizioni invernali. I team di R2P, composti da avvocati, assistenti sociali, psicologi e consulenti sanitari, hanno viaggiato in tutti gli angoli di queste regioni per aiutare le persone in difficoltà, fornendo per esempio supporto psicologico.
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L’aggressione militare contro l’Ucraina ha avuto pesanti ripercussioni anche sui Paesi confinanti. Agli shock economici – come la crisi energetica, l’interruzione delle importazioni e delle esportazioni e l’inflazione – si aggiunge il fatto che oltre otto milioni di profughi hanno lasciato l’Ucraina per rifugiarsi nei Paesi vicini. Il sostegno della Svizzera alle persone colpite dalla guerra è destinato anche ad altri Stati della regione, in particolare alla Moldova.
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A seguito dell’aggressione militare russa contro l’Ucraina, la Moldova ha dovuto affrontare una minaccia senza precedenti per la sicurezza e ha accolto molti profughi in transito o intenzionati a fermarsi. I sistemi sanitari e di sicurezza sociale sono sovraccarichi e i bisogni di profughi, comunità ospitanti e altri gruppi vulnerabili restano elevati.

La massiccia presenza di profughi ha anche incrementato il traffico di esseri umani. Ciononostante, pur essendo uno dei Paesi più poveri d’Europa, la Moldova ha dato prova di grande solidarietà nei confronti delle persone colpite dalla guerra.
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Grazie al sostegno fornito dalla Svizzera alla Moldova sin dal 2000, l’ufficio di cooperazione svizzero si è trovato in una posizione privilegiata per aiutare il Paese a rispondere alle nuove e crescenti sfide. Il programma di cooperazione è stato adattato al mutare della situazione e integrato da vari progetti di carattere umanitario. Al contempo si è cercato di promuovere l’interazione tra aiuto umanitario, sviluppo, coesione sociale e promozione della pace.
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Un quarto del primo pacchetto di aiuti umanitari di 80 milioni CHF, approvato dal Consiglio federale nella primavera del 2022, è stato impiegato per aiutare i Paesi limitrofi a far fronte all’afflusso di profughi. L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (ACNUR) e l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM) hanno ricevuto 11 milioni CHF per attuare piani di risposta in questi Paesi. I fondi rimanenti, pari a poco più di 9 milioni CHF, sono stati usati per attività di sostegno diretto in Moldova.
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Per esempio, la Svizzera ha migliorato le infrastrutture idriche, igieniche e gli impianti sanitari delle famiglie moldave che hanno accolto profughi ucraini. L’organizzazione partner svizzera «Skat» ha collaborato con fornitori locali per costruire impianti igienico-sanitari (bagni e docce) e migliorare così le condizioni igieniche, garantendo la privacy, la dignità individuale, il comfort e l’accessibilità. Il progetto, di cui hanno beneficiato circa 1200 persone, ha avuto un impatto positivo sulla salute, il benessere e la tutela ambientale.
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Tra le famiglie sostenute dal progetto c’è anche quella di Ecaterina. La donna viveva con il figlio appena nato mentre il marito lavorava all’estero. Nell’aprile del 2022 ha accolto senza esitare un parente dall’Ucraina e la relativa figlia di cinque anni. Il progetto ha permesso di completare i lavori in corso nella sua casa e nel suo bagno, dandole un aiuto sostanziale.
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Con 6 milioni CHF del secondo pacchetto di aiuti per il piano d’azione per il soccorso d’inverno, la Svizzera ha aumentato la capacità finanziaria della Moldova nel gestire la vulnerabilità e la povertà energetica causate dalla forte inflazione (di circa il 35%), dalla fluttuazione dei prezzi e dall’incerta fornitura di energia sul finire del 2022.

Il Fondo per la riduzione della vulnerabilità energetica del Governo moldavo, gestito dal Programma di sviluppo dell’ONU (PNUS), ha aiutato le famiglie moldave e quelle profughe a rischio di povertà energetica rimborsando le bollette.
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La Svizzera svolge attività di cooperazione internazionale (CI) in Ucraina dagli anni Novanta. Questa cronologia mostra il costante aumento dell'Aiuto pubblico allo sviluppo (APS) della Svizzera all'Ucraina nel corso degli anni. Dall'inizio della guerra vera e propria in Ucraina, il 24 febbraio 2022, la Svizzera ha quasi quadruplicato il suo APS all'Ucraina, passando da 42 milioni di CHF a 206 milioni di CHF.
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Nel 2022 la Svizzera ha erogato un totale di circa 270 milioni di franchi in relazione alla guerra in Ucraina. L'assistenza è stata fornita attraverso la cooperazione internazionale e altre misure adottate per sostenere la popolazione colpita in Ucraina e nei Paesi limitrofi. Secondo gli standard dell'aiuto pubblico allo sviluppo (APS) definiti dall'OCSE, non tutte le misure adottate dalla Svizzera sono riconosciute come APS. La quota di APS all'Ucraina ammonta a 206 milioni di franchi.
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Nel confronto internazionale 2022 per l'Aiuto pubblico allo sviluppo (APS) all'Ucraina, la Svizzera si colloca al 9° posto. Il confronto mostra la spesa APS in percentuale del reddito nazionale lordo (RNL) tra i Paesi membri del Comitato di aiuto allo sviluppo (CAS). Le regole di ammissibilità e di rendicontazione dell'APS sono definite dall'OCSE. Nel 2022, la Svizzera ha fornito un sostegno supplementare all'Ucraina che non è ammissibile nell'APS.
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La cooperazione svizzera con l'Ucraina coinvolge diversi dipartimenti. La distribuzione del budget e gli strumenti dei dipartimenti sono cambiati nel tempo e sono stati adattati ai cambiamenti sul campo. Questo grafico mostra come è cambiato l'Aiuto pubblico allo sviluppo (APS) della Svizzera all'Ucraina dagli anni Novanta.
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