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Introduzione

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Fauna Ibramogy
Responsabile del programma nazionale
DSC, Mozambico

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Banu Sjadzali
Responsabile del programma nazionale
SECO, Idonesia

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Servizi di base

La cooperazione internazionale della Svizzera è impegnata sia nell'aiuto umanitario che nel miglioramento delle condizioni di vita nelle regioni a basso reddito. Ciò include il miglioramento dell'accesso ai servizi di base come l'istruzione, la sanità e la finanza.
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Economia

La Svizzera è impegnata nello sviluppo economico e nello sviluppo del settore privato nei Paesi a basso reddito. Lavora con i giovani imprenditori per creare posti di lavoro dignitosi e su strumenti di finanziamento innovativi per mobilitare gli investimenti pubblico-privati per le imprese.
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Pace

Lo Stato di diritto, il rispetto dei diritti umani e l'inclusione delle donne e delle persone svantaggiate sono tra i prerequisiti più importanti per la pace e lo sviluppo a lungo termine. La Svizzera sostiene la società civile e le autorità locali nei settori dell'advocacy, del monitoraggio delle attività statali e della responsabilità pubblica.
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Ambiente

Il clima si sta riscaldando e gli effetti, come siccità e alluvioni, stanno già causando grandi sofferenze. Alla Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici tenutasi a Glasgow nel 2021, tutti i Paesi hanno concordato come raggiungere l'obiettivo dell'Accordo di Parigi di limitare l'aumento della temperatura globale a 1,5 gradi Celsius. La Svizzera è particolarmente impegnata in settori quali l'alimentazione, la produzione, il consumo, l'energia, la salute, le città e i sistemi finanziari.
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Covid-19

La pandemia Covid-19 è diventata uno dei maggiori problemi del nostro tempo. Secondo i dati della Banca Mondiale, solo nel primo anno della pandemia più di 97 milioni di persone sono scese sotto la soglia di povertà. La Svizzera si impegna a mitigare questi effetti e a rafforzare le strutture esistenti attraverso la cooperazione internazionale.
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Statistiche

La cooperazione internazionale attuata dalla DSC e dalla SECO costituisce la parte essenziale dell’aiuto pubblico allo sviluppo (APS) della Svizzera, che comprende anche i contributi di altri uffici federali e l’aiuto dei Cantoni e dei Comuni svizzeri.
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Il 14 agosto del 2021 un sisma di magnitudo 7,2 della scala Richter ha fatto tremare Haiti, colpendo in particolare il Dipartimento del Sud, situato a circa 100 km a ovest della capitale Port-au-Prince. Più di 2000 persone sono morte e oltre 12'000 sono rimaste ferite. Il terremoto ha distrutto o danneggiato più di 137'000 case e numerose infrastrutture, e gli smottamenti causati dal sisma hanno comportato perdite di bestiame e raccolti. Le autorità hanno stimato in due miliardi USD i costi di ricostruzione del Paese.
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La DSC, presente in loco già prima del sisma, ha mobilitato immediatamente personale specializzato e messo a disposizione materiale per sostenere la protezione civile dell’isola. Con l'aiuto di una squadra locale, gli specialisti in materia idrica e di igiene sanitaria del Corpo svizzero di aiuto umanitario (CSA) hanno installato dieci cisterne per l'acqua potabile, ognuna sufficiente per coprire il fabbisogno di 10'000 persone, che sono state riempite mediante autobotti.
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In collaborazione con le autorità haitiane, ingegneri locali ed esperti delle Nazioni Unite, un team di specialisti di statica ed ingegneri del CSA ha valutato i danni, ispezionando scuole, chiese e locali delle comunità locali per verificare se ci fossero rischi di crolli. È stato poi creato un apposito team incaricato di continuare le valutazioni nelle settimane e nei mesi successivi al terremoto.
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La Svizzera ha stanziato complessivamente più di 4 milioni CHF per rispondere ai bisogni legati al sisma, di cui 3 milioni ottenuti dalla riprogrammazione delle attività correnti della DSC. Ha inoltre reagito agli appelli della Federazione Internazionale delle Società Nazionali di Croce Rossa e di Mezzaluna Rossa e delle Nazioni Unite sbloccando mezzo milione CHF.
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Ad Haiti, Paese prioritario, la DSC ha continuato a fornire assistenza anche al di là dell'aiuto d’emergenza. Grazie alle buone relazioni con le autorità e le organizzazioni locali è stato possibile avviare rapidamente misure di sostegno a medio e lungo termine. L'impegno a lungo termine della Svizzera nell'ambito del buongoverno locale ha facilitato notevolmente la collaborazione con la popolazione e le istituzioni locali durante la fase di ricostruzione.
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La Svizzera ha adeguato diversi suoi programmi di cooperazione allo sviluppo, per esempio sostenendo la riparazione delle infrastrutture di approvvigionamento di acqua potabile per garantire un accesso durevole a questa risorsa.
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Dopo l'uragano Matthew che aveva devastato Haiti nel 2016, la Svizzera aveva contribuito alla costruzione con tecnologie locali di 500 case che hanno resistito al terremoto del 14 agosto 2021. I quattro rifugi costruiti in quel periodo hanno potuto ospitare 1000 persone. Sulla base dell'esperienza maturata, la Svizzera sostiene la diffusione su vasta scala di queste tecniche di costruzione antisismica collaborando con le autorità locali.
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A causa dei cambiamenti climatici, del fenomeno dell'erosione e della contaminazione del suolo, la quantità di acqua nel bacino del fiume Dipilto è progressivamente diminuita e la sua qualità si è deteriorata, generando difficoltà di approvvigionamento e conflitti.  
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Dal 2016 la Svizzera sostiene un progetto teso a promuovere una gestione sostenibile delle risorse idriche nel bacino idrografico mediante un approccio che punta sulla risoluzione e sulla prevenzione dei conflitti.  
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Il progetto si basa su un modello di gestione comunitaria che coinvolge le popolazioni, gli attori pubblici (istituzioni nazionali, autorità municipali) e quelli privati (proprietari di sorgenti idriche, cooperative di produttori ecc.).  
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Il progetto ha consentito di costituire comitati di bacino e microbacino: questi ultimi hanno attuato un piano di gestione idrica. I proprietari delle sorgenti d'acqua e le comunità rurali hanno firmato 24 accordi nell'ambito di spazi di dialogo che promuovono la pace e la prevenzione dei conflitti. Le comunità si sono impegnate a proteggere le sorgenti (attraverso il rimboschimento, recinzioni per evitare la contaminazione da parte degli animali ecc.) e i proprietari a garantire loro l’accesso.  
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Da quando ha ottenuto il suo statuto giuridico, il comitato del bacino può gestire le risorse in modo autonomo. «Siamo il primo comitato di bacino in Nicaragua ad avere uno statuto legale; ce lo siamo guadagnato lavorando duro», spiega la presidente del consiglio di amministrazione. Il progetto ha permesso anche di aumentare la partecipazione delle donne agli organi decisionali dei comitati. 
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L'esperienza del fiume Dipilto è stata ripresa dalle autorità nazionali e integrata nel piano di gestione delle risorse idriche del Paese.  
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La crisi politica del 2018, le conseguenze economiche e sociali della pandemia di Covid-19 e gli effetti del cambiamento climatico hanno aggravato la povertà in Nicaragua. Nel quadro del suo impegno la Svizzera promuove il buongoverno, il rispetto dei diritti umani e uno sviluppo economico inclusivo.  
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Code interminabili negli uffici di trasferimento di denaro e commissioni elevate: una dura realtà – in tempi di Covid-19 – per molti degli oltre 280 milioni di migranti nel mondo, proprio mentre le famiglie a casa dipendono dalle loro rimesse. Cosa si può fare per migliorare questa situazione?
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La maggior parte dei migranti provenienti dai Paesi del Sud globale migra verso altri Paesi del Sud, per esempio dal Sud-Est asiatico al Medio Oriente. Ogni anno, le loro rimesse ammontano a circa 650 miliardi CHF, la maggior parte dei quali confluisce in Paesi a basso e medio reddito.
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Il denaro delle rimesse aiuta le famiglie nei Paesi di origine a comprare cibo o a garantire l'istruzione scolastica e l'assistenza sanitaria ai propri figli, ma è importante anche per i paesi di origine, poiché dà un contributo alla stabilità economica e allo sviluppo sostenibile.
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Alla luce della situazione precaria venutasi a creare durante la pandemia, a maggio del 2020, la Svizzera e il Regno Unito hanno sollecitato gli Stati e i fornitori di servizi finanziari ad agire per offrire alle e ai migranti un accesso più agevole a servizi di trasferimento di denaro, per esempio attraverso metodi di pagamento digitali o la fruizione temporanea di commissioni più basse. A seguito di questo appello si sono mobilitati già 31 Paesi.
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La Svizzera si adopera in favore di un sistema di invio delle rimesse sicuro, rapido e a prezzi accessibili anche nel post-pandemia. Attraverso il Fondo delle Nazioni Unite per il finanziamento dell'attrezzatura-capitale (UNCDF) sta guidando la digitalizzazione dei servizi finanziari. Le nuove soluzioni consentiranno per esempio di inviare denaro a casa attraverso il proprio telefono cellulare.
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Il valore complessivo delle rimesse è oltre il triplo della spesa pubblica globale per gli aiuti allo sviluppo. All'inizio della pandemia si era temuto un calo del 20%, ma in realtà hanno retto il colpo, segnando solo nel 2020 un calo (-1,6%) e registrando addirittura un incremento (+7,3%) nel 2021, anche grazie all'impegno internazionale.
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Negli ultimi decenni l'Armenia ha censito 915 Comuni di dimensioni demografiche molto diverse. La situazione era molto frammentata e molti di questi Comuni erano troppo piccoli per adempiere efficacemente le loro funzioni. Questo ha frenato notevolmente lo sviluppo economico locale. 
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Per risolvere questo problema, nel 2014 il Governo armeno ha avviato un processo di consolidamento dei Comuni allo scopo di formare municipalità più grandi. Dal 2015 la Svizzera sostiene questi sforzi attraverso il progetto «Improvement of the Local Self Governance System in Armenia» (migliorare il sistema locale di autogoverno in Armenia).  
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Il progetto sostiene le municipalità partner fornendo assistenza tecnica e accesso a investimenti diretti di capitale per promuovere lo sviluppo sostenibile e creare un ambiente favorevole agli investimenti. 
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Nell'ambito di questa riforma l'Armenia ha adottato un nuovo codice elettorale. I sindaci dei Comuni con più di 5000 abitanti sono ora eletti su base proporzionale ed è stata introdotta una quota rosa del 30% per incentivare la partecipazione delle donne alla politica. Vi sarà dunque più competizione nelle elezioni locali e sarà promossa una più ampia partecipazione politica. 
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Attraverso la creazione di uffici per la cittadinanza (Citizen Office) il progetto ha permesso ai Comuni di fornire alla popolazione locale servizi amministrativi moderni, trasparenti ed efficienti.  
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Alla fine del 2021 si è conclusa la riforma territoriale e amministrativa dell'Armenia (TARA): il numero dei Comuni è passato da 915 a 79 e sono state create condizioni quadro favorevoli per il previsto decentramento dei poteri e delle competenze fiscali a livello locale.   
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Nel 2021 i contributi netti di tutti gli Stati membri del Comitato di aiuto allo sviluppo (CAS) destinati all’aiuto pubblico allo sviluppo (APS) hanno raggiunto i 178,9 miliardi USD. La Svizzera è al ottavo posto nella classifica che confronta l'APS dei paesi membri del DAC come percentuale del loro RNL.

In termini di volume finanziario assoluto, Stati Uniti, Germania, Giappone, Regno Unito e Francia sono i principali Paesi donatori. La Svizzera si situa all’undicesimo posto della classifica.
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L’APS multilaterale comprende i contributi generali della DSC e di altri uffici federali alle agenzie internazionali di sviluppo. Le istituzioni finanziarie internazionali (IFI), compresa l’Associazione internazionale per lo sviluppo (IDA), sono i principali beneficiari dell’APS multilaterale, seguiti dalle agenzie delle Nazioni Unite e infine da altre organizzazioni internazionali.

Negli ultimi quindici anni, la quota dell'APS multilaterale è rimasta relativamente stabile, rappresentando tra il 20% e il 25% dell'APS totale.

I contributi alle organizzazioni non governative internazionali, compreso il Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR), sono considerati APS bilaterali.
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La cooperazione internazionale attuata dalla DSC e dalla SECO rappresenta quasi l’80 per cento dell’APS totale. Alcuni costi relativi all’accoglienza dei richiedenti l’asilo in Svizzera sono contabilizzabili come APS: la loro quota oscilla tra l’8 e il 21 per cento, a seconda dell’anno. La parte restante comprende altri contributi della Confederazione, comprese le misure bilaterali di sdebitamento, nonché contributi da parte dei Cantoni e dei Comuni svizzeri.

L’aumento delle risorse per la cooperazione internazionale fino al 2015 ha permesso di raggiungere, nello stesso anno, l’obiettivo di un tasso di APS/RNL dello 0,5 per cento fissato dal Parlamento. Dal 2016 l’APS è nuovamente diminuito a causa dei minori costi di asilo e delle misure di risparmio che hanno interessato i crediti destinati alla cooperazione internazionale. In relazione ai mezzi supplementari stanziati per la lotta contro la pandemia e a favore dell’Afghanistan, l’APS ha registrato un aumento dal 2020. Nel 2021 la sua quota nell’RNL è dello 0,51 per cento.
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Europa, Nord Africa e Medio Oriente

Africa subsahariana

Asia

America latina

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La cooperazione alla transizione della Svizzera sostiene i Balcani occidentali e i paesi dell’ex Unione sovietica nel loro passaggio alla democrazia e a un’economia sociale di mercato.

I progetti in Nord Africa sono incentrati su democrazia e diritti umani, sviluppo economico e occupazione inclusivi e sostenibili, questioni in materia di migrazione e protezione.

Gli interventi della DSC in Medio Oriente sono finalizzati alla protezione di profughi e persone bisognose, al loro approvvigionamento di base e alla gestione sostenibile delle risorse idriche.
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La cooperazione alla transizione della Svizzera sostiene i Balcani occidentali e i paesi dell’ex Unione sovietica nel loro passaggio alla democrazia e a un’economia sociale di mercato.

I progetti in Nord Africa sono incentrati su democrazia e diritti umani, sviluppo economico e occupazione inclusivi e sostenibili, questioni in materia di migrazione e protezione.

Gli interventi della DSC in Medio Oriente sono finalizzati alla protezione di profughi e persone bisognose, al loro approvvigionamento di base e alla gestione sostenibile delle risorse idriche.
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Attraverso l'aiuto alla transizione a favore dei Paesi dell’Asia centrale, la Svizzera sostiene la gestione delle risorse idriche a livello regionale e nazionale, lo sviluppo del settore privato e le riforme del settore pubblico e del sistema sanitario.

La cooperazione internazionale della Svizzera nell’Asia orientale e meridionale si concentra su Paesi e regioni che attestano tuttora un indice di povertà multidimensionale molto elevato, per esempio in termini di reddito, mancanza di sicurezza, accesso limitato ai servizi di base, malnutrizione cronica, vulnerabilità alle crisi ecologiche ed economiche e discriminazione sociale ed etnica di vasti gruppi di popolazione.
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In America centrale la DSC promuove il buongoverno e il rispetto dei diritti umani, uno sviluppo economico inclusivo, l'adeguamento ai cambiamenti climatici e la gestione dei rischi di catastrofe. Dopo 40 anni di fruttuoso lavoro sul campo, la cooperazione bilaterale svizzera si ritirerà dalla regione alla fine del 2024, mentre l’Aiuto umanitario porterà avanti la propria attività in America centrale. Fino ad allora, la Svizzera mira a consolidare i risultati raggiunti e ad attuare un disimpegno responsabile e dignitosa.

In Perù, la SECO sostiene principalmente lo sviluppo delle strutture economiche, la competitività del settore privato e l'accesso ai servizi pubblici. In Colombia, dove alcune parti del Paese sono ancora fortemente colpite dalla presenza di gruppi armati e dalla criminalità organizzata, la SECO crea opportunità economiche e contribuisce così a una pace duratura.
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La DSC concentra le sue attività soprattutto sui Paesi a più basso reddito. Nel 2021 più di un terzo delle spese bilaterali è stato destinato all’Africa subsahariana.

La SECO è attiva soprattutto nei Paesi a reddito medio. La cooperazione nei Paesi dell’Europa orientale, del Nord Africa e del Medio Oriente rappresenta un terzo delle spese bilaterali della SECO nel 2021. La parte destinata all’Asia corrisponde anche a circa un terzo del totale.
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I programmi e i progetti della DSC sono definiti in base alle esigenze dei Paesi partner e adattati alla situazione. L’aiuto umanitario attuato dalla DSC riflette la solidarietà della Svizzera nei confronti delle popolazioni in difficoltà.
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Le misure di politica economica e commerciale della SECO contribuiscono a una crescita duratura e inclusiva.
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La DSC concentra la maggior parte delle sue attività nei Paesi a più basso reddito. Oltre la metà delle spese sono destinate al continente africano o al Medio Oriente e poco più di un quarto all’Asia.
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La SECO è attiva nei Paesi a reddito medio e partecipa alla loro transizione economica. L’Africa e il Medio Oriente rappresentano circa un terzo delle spese complessive.
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La crisi climatica necessita di misure di mitigazione che ne riducano gli effetti e di misure di adeguamento che ne limitino l’impatto sulle popolazioni. Il clima è un tema trasversale su cui convergono i progetti e i programmi della cooperazione internazionale.
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Il buongoverno è un tema trasversale su cui convergono i progetti e i programmi della cooperazione internazionale. Il buongoverno integra diversi aspetti come la gestione competente dei compiti pubblici, la democratizzazione, lo Stato di diritto, la lotta contro la corruzione e i diritti umani. Nella sua comprensione economica include anche i principi di trasparenza, responsabilità, non discriminazione, efficienza e partecipazione.
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Le questioni di genere sono un tema trasversale su cui convergono i progetti e i programmi della cooperazione internazionale. Tutti i progetti tengono conto della parità tra uomini e donne e una parte importante di essi integra misure specifiche per ridurre le disuguaglianze di genere.
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Per raggiungere l’obiettivo, fissato dal Parlamento, di un tasso svizzero di aiuto pubblico allo sviluppo (APS) pari allo 0,5 per cento del reddito nazionale lordo (RNL), le risorse destinate alla DSC sono cresciute costantemente fino al 2015.
Tra il 2016 e il 2018 le misure di risparmio hanno avuto un impatto sui crediti per la cooperazione internazionale.

L’incremento registrato dall’APS della Svizzera nel 2020 e nel 2021 è da ricondurre ai crediti aggiuntivi approvati dal Parlamento in risposta alla crisi umanitaria in Afghanistan e per sostenere gli sforzi internazionali per attenuare le ripercussioni della pandemia di COVID-19.
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Dal 2011 le risorse destinate alla SECO sono aumentate nel quadro della progressione al fine di raggiungere l’obiettivo di un tasso APS/RNL dello 0,5 per cento fino al 2015.

Tra il 2016 e il 2018 le risorse della SECO sono diminuite a causa delle misure di risparmio della Confederazione.
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Il 15 agosto del 2021 i talebani hanno preso il controllo dell'Afghanistan: una situazione umanitaria già disastrosa è così precipitata. Già prima della loro salita al potere, 18 milioni di afghani dipendevano dagli aiuti umanitari e il Paese era reduce da decenni di conflitti, dalla pandemia di Covid-19 e da ricorrenti siccità. Il numero è ora salito a 24,4 milioni di persone, ossia più della metà della popolazione.
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La sospensione dell'aiuto allo sviluppo, che in precedenza finanziava una parte significativa dei servizi pubblici, e le sanzioni imposte ai talebani hanno causato un crollo economico e paralizzato il sistema bancario.
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Tutti i membri dell' Ufficio di cooperazione della Svizzera a Kabul, compreso il personale locale e le relative famiglie, sono stati evacuati in Svizzera subito dopo la presa del potere.

Da allora, la DSC sostiene la risposta umanitaria e gli sforzi di coordinamento dalla Svizzera. Nel 2021 ha versato altri 33 milioni CHF ai suoi partner in Afghanistan.

(Foto © AKDN / Sandra Calligaro)
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Uno dei partner più importanti nel Paese è il Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR), che per 30 anni ha fornito assistenza alla popolazione afghana nelle zone colpite dal conflitto. La Svizzera ha aumentato il proprio sostegno al CICR con fondi supplementari pari a 5 milioni CHF, che serviranno ad aiutare il CICR nel proteggere la popolazione civile, potenziare i servizi sanitari, ricongiungere le famiglie, monitorare le ostilità e migliorare la rete idrico-fognaria. Il personale del CICR, impiegato da lungo tempo in Afghanistan, opera ancora sul campo per realizzare i progetti.

(Foto © ICRC)
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Un altro partner stretto della Svizzera è la Fondazione Aga Khan (AKF), attiva in Afghanistan dal 1996. Dopo gli eventi dell'agosto del 2021, l'AKF ha lanciato un appello per rispondere ai bisogni umanitari impellenti e rafforzare la resilienza e i mezzi di sussistenza nelle aree montane. La Svizzera ha versato 3,7 milioni CHF, che sono stati investiti per coprire i bisogni immediati delle persone più vulnerabili nelle aree remote del Paese. L'AKF lavora insieme alle comunità locali e si concentra sulla sicurezza alimentare, sui mezzi di sussistenza di emergenza, sulla salute e sull'istruzione.  

(Foto © AKDN / Sayed Habib Bidel)




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La produzione di generi alimentari basterebbe per coprire il fabbisogno dell'intera popolazione mondiale, eppure quasi 811 milioni di persone sono denutrite. Dopo anni di calo, il numero die persone che soffrono la fame ha ripreso ad aumentare. Le popolazioni nelle zone rurali e le piccole aziende agricole familiari nei Paesi a basso e medio reddito sono particolarmente colpite, anche se sono proprio loro a produrre l'80% dei generi alimentari a livello mondiale. Qual è dunque il problema?
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I nostri sistemi agricoli e alimentari non funzionano correttamente e i cambiamenti climatici e la pandemia di Covid-19 non fanno che aggravare la situazione. Le Nazioni Unite hanno quindi chiesto un cambiamento di rotta e nel 2021 hanno organizzato un vertice mondiale sui sistemi alimentari. In preparazione dell'evento, centinaia di migliaia di persone hanno partecipato a riunioni in tutto il mondo e 108 Paesi hanno fornito analisi e proposte di soluzioni.  
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Anche la Svizzera ha organizzato dialoghi indipendenti attraverso la propria rete «Agricoltura e sicurezza alimentare», ai quali hanno partecipato circa 290 persone provenienti da 69 Paesi che hanno affrontato temi come la produzione alimentare sostenibile, l'accesso a cibo sano e a prezzi accessibili per tutti e il miglioramento dei mezzi di sussistenza delle persone nelle zone rurali. 
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Il Vertice mondiale sui sistemi alimentari, che ha avuto luogo nel mese di settembre del 2021, ha dimostrato che la produzione e il consumo di cibo devono diventare più sostenibili, per il bene di persone, fauna, flora e del pianeta. Una delle soluzioni proposte dalla Svizzera è l'agroecologia, ossia una produzione più rispettosa dell’ambiente. L'idea è che le famiglie di agricoltori abbiano accesso a terre, risorse idriche, sementi, finanziamenti e all'istruzione per produrre generi alimentari con il minor impatto ambientale possibile, senza aggravare i cambiamenti climatici e senza danneggiare la biodiversità. 
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Ne è un esempio il progetto «NICE» (2021), che mira a fornire alla popolazione di sei città in Ruanda, Kenia e Bangladesh un accesso a lungo termine ad alimenti nutrienti, biologici e prodotti localmente. Allo stesso tempo, la Svizzera collabora con i suoi partner per fare in modo che vengano ridotti lo spreco di cibo e la pressione sulle risorse naturali. 
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Altri progetti innovativi puntano principalmente sulla diversità. La Svizzera si adopera affinché i gruppi sottorappresentati come donne e giovani possano influenzare le decisioni su cosa venga prodotto e consumato nel luogo in cui vivono. Promuove inoltre un'agricoltura più variegata per una maggiore biodiversità e in definitiva anche più varietà sulle nostre tavole. 
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Terza città della Tunisia in ordine di grandezza e cuore di un'area metropolitana con più di mezzo milione di abitanti, Susa subisce gli effetti negativi di un'urbanizzazione incontrollata e di un approvvigionamento energetico inefficiente, che dipende principalmente da fonti non rinnovabili. La città inoltre è soggetta a inondazioni.
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Questi problemi incidono sulla qualità della vita della popolazione e sulla sua attrattività economica. Con il programma di sviluppo urbano integrato di Susa la Svizzera offre un sostegno finanziario e tecnico all'amministrazione cittadina per assicurare la pianificazione a lungo termine dell’area metropolitana, garantendo agli abitanti migliori condizioni economiche, ambientali e sociali. Anche le zone turistiche, in parte fatiscenti, devono essere rivitalizzate.
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Il programma promuove la mobilità pubblica non motorizzata, dà la priorità a pedoni e ciclisti, e punta a ridurre a meno di mezzora i tempi di percorrenza per accedere ai principali servizi pubblici dell'area metropolitana. Altri temi importanti sono le energie rinnovabili, l'efficienza energetica e la protezione contro le catastrofi naturali.
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Nella prima fase, dal 2015 al 2021, la città ha elaborato una visione comune con il coinvolgimento della società civile. È stato quindi redatto un elenco degli enti pubblici esistenti e delle sfide che devono affrontare. Infine sono stati predisposti dei piani di sviluppo urbano che nel settore dell'energia si basano sul marchio Swiss Energy City.
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Noureddine Daga
Responsabile del Dipartimento Energia Sousse

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I piani sono stati discussi e approfonditi nel corso di workshop con le autorità, rappresentanti della società, dell'economia e del mondo accademico, e residenti.
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Contemporaneamente sono stati fatti alcuni passi concreti per dimostrare alla popolazione il valore aggiunto di questo modo di procedere. Sono per esempio stati sistemati parchi pubblici in precedenza trascurati, è stata migliorata l'illuminazione stradale e sono state adottate misure di moderazione del traffico. Nella seconda fase del programma, dal 2022 al 2026, saranno realizzati i progetti principali.
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Nel 2021 la SECO e la DSC, insieme ad alcuni partner privati, hanno lanciato un'iniziativa per il finanziamento d'impatto, la «Sustainable Development Goal Impact Finance Initiative». L'obiettivo è raccogliere CHF 100 milioni da attori pubblici e filantropici entro il 2030. Questi fondi permetteranno di mobilitare successivamente fino a un miliardo CHF di capitale privato per finanziare l'attuazione degli Obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS) nei Paesi in via di sviluppo. 
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«Gli investimenti sostenibili e orientati all’efficacia nei Paesi in via di sviluppo sono un obiettivo fondamentale della cooperazione economica allo sviluppo della Svizzera». La segretaria di Stato e direttrice della SECO Marie-Gabrielle Ineichen-Fleisch ha lanciato questa iniziativa il 1° dicembre 2021 a Ginevra in occasione dell'evento «Building Bridges». 
Marie-Gabrielle Ineichen-Fleisch, Direttrice della SECO
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L'iniziativa sostiene soluzioni finanziarie innovative per nuovi prodotti di impact investing attraverso sovvenzioni e finanziamenti di partenza. Migliora inoltre le condizioni quadro per gli investimenti d'impatto in Svizzera e promuove la qualità della misurazione dell'efficacia. 
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Gli investimenti d'impatto sono investimenti che, oltre a puntare al rendimento finanziario, hanno positive, e misurabili, ripercussioni sociali e ambientali. Per il momento si tratta ancora di una nicchia limitata nel settore finanziario globale e svizzero, che tuttavia negli ultimi anni ha registrato una forte crescita anche nel nostro Paese. Oggi la Svizzera è leader mondiale nell'impact investing, con un terzo di tutti gli investimenti di questo tipo gestiti nella sua piazza finanziaria. 
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Secondo le stime, entro il 2030 dovranno essere raccolti ancora 2500 miliardi USD all'anno per raggiungere gli OSS. Per colmare questo gap è necessario aumentare gli investimenti del settore privato nei Paesi in via di sviluppo. I fondi pubblici e filantropici possono attrarre questi finanziamenti che altrimenti non arriverebbero a questi Paesi. 
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Da quando, nel febbraio del 2021, l'esercito ha preso il potere in Myanmar, la Svizzera ha sospeso tutte le sue attività di collaborazione con le autorità del Paese concentrandosi sul sostegno alla società civile e alle strutture locali. L'obiettivo è rafforzare un sistema di governance democratica e difendere i diritti umani in un contesto segnato dal colpo di Stato e dalla coesistenza di diversi gruppi etnici.
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La Svizzera ha perseguito questo approccio in particolare nel campo della salute. Ha infatti rafforzato il partenariato con le organizzazioni etniche nell'ambito del progetto di assistenza sanitaria di base che sostiene dal 2014 e che mira a migliorare lo stato di salute delle popolazioni più vulnerabili nello Stato di Kayin.
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La Svizzera ha perseguito questo approccio in particolare nel campo della salute. Ha infatti rafforzato il partenariato con le organizzazioni etniche nell'ambito del progetto di assistenza sanitaria di base che sostiene dal 2014 e che mira a migliorare lo stato di salute delle popolazioni più vulnerabili nello Stato di Kayin.

Grazie al progetto, queste organizzazioni hanno potuto continuare a erogare servizi sanitari di qualità e a fornire assistenza umanitaria.
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Con il sostegno della Svizzera, negli ultimi anni si è assistito a un miglioramento della salute materno-infantile: nell'arco di tre anni, il numero di parti assistiti da ostetriche qualificate è triplicato e nel 2020 ha superato quota 8500. Inoltre, attraverso un apposito programma, in un anno sono stati vaccinati più di 2500 bambini di età inferiore ai cinque anni.
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Grazie al sostegno svizzero, le organizzazioni sanitarie etniche hanno potuto partecipare al processo di sviluppo del Piano sanitario nazionale 2017-2021 e sono ora riconosciute come uno dei principali fornitori di prestazioni sanitarie del Paese.

«Gli hanno salvato la vita», ha spiegato al colmo della gioia la madre di Saw Eh Marnel Lae Pwel, nel villaggio di Noh Maw Pu, municipalità di Kyerinseikkyi, Stato di Kayin. Suo figlio di due mesi aveva sviluppato un gonfiore nella parte alta della coscia. L'assistenza è stata rapida e coordinata: è stato trasportato e operato all’ospedale Mae Sot, nella vicina Thailandia.
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Partner attuativi:
Sito web (en): Save the Childern

Per maggiori informazioni:
Sito web DSC: Myanmar
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Il clima estremamente variabile del Mozambico ha una forte influenza sulla quantità e sull'andamento delle precipitazioni. Periodi di siccità e inondazioni sono frequenti nel Paese e la produttività dell’agricoltura ne risente fortemente.  
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Il progetto InovAgro (Innovation for Agribusiness) che la Svizzera sostiene nel Nord del Mozambico aiuta i piccoli agricoltori – in particolare donne – e gli attori della catena del valore ad accedere a fattori di produzione, mercati e capitali per gli investimenti agricoli. Questo consente loro di acquistare varietà di sementi resistenti ai cambiamenti climatici e ai loro effetti, che hanno un impatto sui raccolti, e di aumentare la loro produttività e il loro reddito. 
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Per trasmettere ad agricoltrici e agricoltori conoscenze sui prodotti e sulle buone tecniche agricole, i partner sementieri di InovAgro hanno organizzato terreni dimostrativi e giornate sul campo.  
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InovAgro ha promosso un fondo agricolo – il Fundo Agricola (FA) – per migliorare la capacità di agricoltrici e agricoltori di risparmiare per acquistare sementi e altri servizi agricoli sfruttando la rete di associazioni di risparmio e prestito esistente nei villaggi del Mozambico. Oltre 19'150 piccoli agricoltori e agricoltrici hanno beneficiato di questo fondo.  
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Nel Nord del Mozambico i mercati formali nelle comunità rurali sono rari e la distanza tra il luogo di domicilio e i punti di smercio impedisce alle agricoltrici e agli agricoltori di vendere le loro merci. Collaborando con commercianti locali come Anita (nella foto) InovAgro ha sperimentato un modello di punti vendita fissi di prossimità che ha permesso di abbassare i costi di transazione, aumentare le vendite di prodotti agricoli e stimolare le relazioni.  
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Fattori come la posizione sociale o il basso livello di istruzione limitano la partecipazione delle donne ai mercati e agli affari. InovAgro ha formato 30 tra le più promettenti imprenditrici e ha organizzato visite di «Look and Learn» in imprese femminili di successo.  
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Il Mozambico è alle prese con un contesto politico e della sicurezza fragile. La Svizzera si impegna per promuovere la pace e il buongoverno, la salute e una crescita inclusiva. Di fronte alle sfide climatiche, si adopera per la risoluzione dei conflitti legati alla crescente pressione sulle risorse naturali. Il progetto InovAgro, che incoraggia un'agricoltura sostenibile e più resistente, è in linea con queste priorità.   
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Ulteriori informazioni:

Sito web DSC: Mozambico
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La Svizzera si impegna per rendere più sostenibili le catene del valore nel caso di oro proveniente da miniere di piccole dimensioni dove lavora circa il 90% degli occupati in questo ambito. Il settore minerario dà da mangiare a quasi 100 milioni di persone, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo dell'America Latina, dell'Africa e dell'Asia. Usando metodologie basilari e operando in condizioni difficili e pericolose, i minatori estraggono piccole quantità di oro: appena il 10-20% di tutto l’oro estratto a livello globale. 
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La Svizzera ha avviato un partenariato pubblico-privato con i principali attori del mercato dell'oro svizzero. La Better Gold Initiative permette alle piccole miniere di Perù, Colombia e Bolivia di estrarre oro ed esportarlo in Svizzera, uno dei Paesi leader nella lavorazione e nel commercio di questo metallo prezioso. 
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L'iniziativa si basa su standard volontari di sostenibilità al pari di «Fairtrade Gold», dell'«Alliance for Responsible Mining» o del «Responsible Jewellery Council» e aiuta le piccole miniere e le cooperative minerarie a introdurre miglioramenti tecnici, organizzativi, sociali e ambientali per ottenere la certificazione di qualità. Promuove inoltre il dialogo politico con le autorità per allineare l'attività mineraria su piccola scala agli standard di sostenibilità. 
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Sofia Huasco
Membro, Cooperativa San Lucas

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All'altro capo della catena del valore, nell'ambito della Better Gold Initiative gli acquirenti si impegnano ad acquistare oro da miniere certificate e versano un premio a quelle che producono in modo rispettoso delle persone e dell'ambiente. Il premio viene utilizzato per finanziare progetti sociali e ambientali. 
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Sofia Huasco
Membro, Cooperativa San Lucas

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Nel 2021 la SECO e la Swiss Better Gold Association hanno avviato la terza fase della «Swiss Better Gold Initiative» che mira a intensificarne l'impatto positivo sul territorio e ad avviare un processo di trasferimento delle responsabilità dal settore pubblico al partner privato. La nuova fase durerà dal 2021 al 2025. 
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Nel 2021, quasi 80 Paesi hanno dovuto affrontare l'insicurezza alimentare, soprattutto in Africa e in Asia. Condizioni simili alla carestia sono stati registrati 43 Stati, con 45 milioni di persone che hanno confrontate a un'insicurezza alimentare acuta che ha raggiunto livelli allarmanti o catastrofici.   

Le conseguenze del cambiamento climatico sono tra i fattori che causano questa situazione. Ci sono anche gli spostamenti forzati legati ai conflitti e l'impatto della pandemia di Covid-19 sull'economia.  
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Nel febbraio 2021, il Programma alimentare mondiale (PAM) ha lanciato l'allarme. L'organizzazione delle Nazioni Unite ha invitato la comunità internazionale a mobilitare maggiori fondi in considerazione della portata senza precedenti dei bisogni. La Svizzera ha risposto con un contributo record di 100 milioni di franchi l'anno scorso.

(Foto © WFP/Tsiory Andriantsoarana)         
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Questi contributi hanno aiutato a sostenere Paesi come il Madagascar, che ha vissuto la peggiore siccità degli ultimi 40 anni. Più di un milione di persone ha avuto bisogno di assistenza alimentare d'emergenza, mentre quasi la metà dei bambini di età compresa tra i 6 mesi e i 5 anni era cronicamente malnutrita. L'anno scorso, la Svizzera ha fornito un totale di 2,4 milioni di franchi svizzeri per sostenere le operazioni del PAM sull'isola.  

(Foto © WFP/Tsiory Andriantsoarana)  
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La Svizzera ha inoltre sostenuto l'Associazione Internazionale per lo Sviluppo (IDA). È il fondo della Banca Mondiale per i Paesi più poveri. IDA risponde alle esigenze di breve termine e sostiene le riforme di più lungo periodo. Aiuta i Paesi a far fronte agli shock climatici attraverso lo sviluppo di sistemi di allerta precoce o l'introduzione di colture resistenti al calore, ad esempio. La Svizzera ha contribuito con 725 milioni di dollari alla ricostituzione dell'IDA nel 2021.  

(Photos © WFP/Tsiory Andriantsoarana)
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Nonostante una crescita economica media annua del 5%, in Benin il tasso di povertà è ancora molto elevato a causa anche del rapido aumento demografico.  

L'economia del Paese poggia su una moltitudine di imprese informali ancora poco sviluppate e che per lo più offrono posti di lavoro solo temporanei.  
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Il mancato accesso ad alcune risorse (crediti, energia, tecnologie) costituisce un grave ostacolo alla competitività, specialmente per le donne e i giovani.  

Con il programma ESPOIR la Svizzera contribuisce alla realizzazione di due progetti (BéniBiz e ProCIVA) che mirano in particolare a rafforzare l'economia locale e a promuovere una crescita economica sostenibile e inclusiva.  
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Gli imprenditori del Benin possono fruire di formazioni e coaching personalizzati e ricevono supporto nello sviluppo del loro piano di crescita aziendale. 

«Prima di BeniBiz avevo perso qualsiasi motivazione, ma oggi mi rendo conto che possiamo fare meglio di ieri.» Lucie, sarta, modellista e stilista da 42 anni, ha beneficiato di tre mesi di accompagnamento e sostegno ed è riuscita a raddoppiare il suo reddito.  
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La consulenza e la formazione imprenditoriali fornite da ESPOIR hanno permesso a oltre 3500 giovani imprenditrici e imprenditori di aumentare il loro fatturato in media del 90% dal 2018.  
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La metà dei partecipanti al programma, che ha consentito di rafforzare la leadership femminile e ha favorito la creazione di una rete di donne imprenditrici, sono donne.  

Parfaite Houenagnon, che gestisce un'azienda nel Nord del Benin, ha ricevuto il premio di migliore imprenditrice BeniBiz 2019: dopo quattro mesi di accompagnamento, il suo fatturato è aumentato del 298%.  
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Con il programma ESPOIR la Svizzera contribuisce a sviluppare una classe imprenditoriale nella quale le donne e i giovani sono rappresentanti importanti e a promuovere un settore privato rafforzato e diversificato.    
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Interessa oltre il 90% della popolazione mondiale e si stima che uccida prematuramente 7 milioni di persone ogni anno: non stiamo parlando della Covid-19, bensì dell’inquinamento atmosferico, una sfida che non ha confini nazionali e che deve essere affrontata insieme da tutti i Paesi. Ma come? 
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La Conferenza ONU sul clima (COP26) svoltasi da fine ottobre a metà novembre del 2021 a Glasgow è stata l'occasione per definire una risposta comune ai cambiamenti climatici. Alla riunione ministeriale la Svizzera ha agito ribadendo il proprio impegno a favore della «Climate and Clean Air Coalition» (CCAC) e annunciando un contributo di 8 milioni CHF per il periodo 2022-2025, con il quale intende accelerare il raggiungimento degli ambiziosi obiettivi di questa iniziativa multistakeholder. 
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La CCAC riunisce più di 70 Paesi e 80 organizzazioni non governative e internazionali che collaborano per trovare soluzioni nazionali, regionali e globali in risposta al cambiamento climatico e all’inquinamento atmosferico. La Svizzera è membro della coalizione dal 2013 e mette a disposizione le proprie competenze specialistiche nel campo della gestione della qualità dell'aria. 
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La Svizzera, rappresentata dalla DSC, ha co-presieduto la CCAC dall'ottobre del 2018 al giugno del 2021. In questa veste ha supervisionato l'elaborazione della nuova Strategia 2030, in base alla quale la coalizione dovrà poter intensificare le misure per accelerare la riduzione dell'inquinamento atmosferico e limitare l'aumento della temperatura globale a 1,5°C. 
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Oltre a offrire ad esperte ed esperti una cornice per condividere esperienze e buone pratiche, la CCAC fornisce anche supporto tecnico ai Paesi a basso e medio reddito in Africa, Asia e America Latina al fine di individuare le misure più efficaci per ridurre le emissioni nocive per esempio nel campo dei trasporti, dell’agricoltura, dei rifiuti nonché in quello energetico. 
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La CCAC è una delle tante iniziative promosse nell’ambito del clima e dell'ambiente dalla Svizzera, che nel quadro di vari progetti in tutto il mondo sostiene i suoi partner per migliorare la qualità dell'aria e contrastare i cambiamenti climatici. I costi economici dell'inquinamento atmosferico ammontano a circa 7500 miliardi CHF all'anno. Con le sue iniziative la CCAC protegge l'ambiente e la salute e riduce la povertà. 
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Sebbene i terreni fertili della Georgia offrano condizioni ideali per l'agricoltura, gran parte del settore agricolo del Paese è sottosviluppato. Il tasso di disoccupazione della popolazione è elevato e la formazione professionale in ambito agricolo è lacunosa. 
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È in questo contesto che si inserisce il progetto di istruzione e formazione professionale nato dal partenariato tra la scuola agraria Plantahof di Landquart (GR) e lo Swiss Agricultural College Caucasus (SASC) a Sarkineti, nel Sud della Georgia, che la Svizzera sostiene dal 2020. 
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Il Plantahof aiuta il SASC a realizzare materiale didattico e progettare i piani di studio, mentre esperte ed esperti dalla Svizzera lavorano a stretto contatto con il personale docente della Georgia. 
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I primi a frequentare il SASC sono 15 studenti e studentesse che, dal 2021, seguono una formazione di due anni per apprendere i metodi di produzione del formaggio, i sistemi di gestione del bestiame e i principi della sicurezza alimentare secondo gli standard svizzeri. 
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Nei prossimi dieci anni verranno così formati specialiste e specialisti qualificati che daranno slancio all'industria casearia in Georgia. 
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La Svizzera fa valutare regolarmente i risultati dei suoi progetti e dei suoi programmi allo scopo di imparare dagli interventi in corso e da quelli completati e di migliorare le attività future. Una valutazione indipendente effettuata nel 2021 mostra che l'impegno della Svizzera per il rafforzamento della gestione delle finanze pubbliche in Indonesia ha raggiunto gli obiettivi prefissati.
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Solo uno Stato che ha finanze pubbliche sane può offrire alle sue cittadine e ai suoi cittadini buoni servizi di base. L'Indonesia, per esempio, ha un gettito fiscale relativamente basso che rappresenta meno del 10% del prodotto interno lordo. 
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Mancano quindi i fondi per gli investimenti e per la spesa sociale. La popolazione più giovane, in particolare, avrebbe bisogno di migliori opportunità di formazione. Anche l'assistenza sanitaria di base potrebbe essere migliorata. Per sfruttare appieno il suo grande potenziale di crescita, l'Indonesia dovrebbe inoltre investire massicciamente nelle infrastrutture. 
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Con il programma multidonatori («Public Financial Management Multi-Donor Trust»), sottoposto a valutazione nel 2021, la Svizzera aiuta l'Indonesia a gestire meglio le finanze pubbliche e ad aumentare il gettito fiscale. A tal fine il programma sta sostenendo la digitalizzazione del sistema fiscale indonesiano e il monitoraggio delle entrate fiscali. Aiuta inoltre il Paese a fare in modo che il bilancio tenga conto delle questioni di genere. 
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Il programma supporta infine il sistema di controllo delle finanze, che punta a rendere più trasparente la spesa pubblica. 
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La valutazione attesta l'elevata rilevanza di questo intervento, in quanto le riforme sostenute sono tra le priorità del Governo indonesiano. Il programma viene giudicato coerente, efficace ed efficiente; le esperte e gli esperti responsabili dell’audit si aspettano che contribuisca ad avviare un cambiamento duraturo delle finanze pubbliche indonesiane. 
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Sri Mulyani
Ministro delle Finanze Indonesia

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La Svizzera ha sostenuto gli sforzi dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). In America Latina, ad esempio, la Svizzera ha sostenuto le attività di preparazione e risposta alle pandemie dell'OMS. Ciò ha portato alla creazione di sistemi di sorveglianza e di allarme rapido in paesi come Perù, Costa Rica e Cile. La Svizzera ha inoltre sostenuto gli sforzi dell'OMS per rafforzare la protezione degli operatori sanitari e i programmi di salute mentale. 
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In Tunisia, la Svizzera ha finanziato un progetto che ha rafforzato i meccanismi di coordinamento e di gestione delle crisi all'interno dei dipartimenti sanitari regionali e locali. L'area comprendeva le regioni di Jendouba, Siliana, Kasserine, Kairouan, Medenine e Tataouine. Il progetto ha inoltre sostenuto il lavoro di undici associazioni che si occupano di donne vittime di violenza e di persone emarginate, per rispondere alle loro esigenze specifiche. 
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Il progetto mirava anche a ridurre l'impatto ambientale della pandemia. Ha promosso una migliore gestione dei rifiuti solidi e liquidi provenienti dalle attività sanitarie negli ospedali e nelle cliniche. Più di 2500 membri del personale tecnico e sanitario hanno ricevuto una formazione online in collaborazione con l'Università virtuale di Tunisi. Inoltre, i risultati delle analisi delle acque reflue condotte dall'Università di Monastir sono stati integrati nel sistema di allerta sanitaria del Ministero della Salute. Quest'ultimo potrebbe monitorare l'evoluzione della malattia e adottare misure preventive. 
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La Svizzera ha organizzato una dozzina di consegne di attrezzature mediche per sostenere i sistemi sanitari di diversi Paesi, soprattutto in Asia. Nell'arco di quattro mesi, ha consegnato diverse tonnellate di respiratori, concentratori di ossigeno, maschere e altre attrezzature mediche. Questi sono stati forniti dalla Farmacia dell'esercito e dall'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP). Sono stati effettuati controlli sistematici per verificare che questi beni non fossero necessari per l'approvvigionamento della popolazione svizzera. 
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La Svizzera ha sostenuto anche le istituzioni finanziarie internazionali. La Banca Mondiale è la principale banca multilaterale di sviluppo che assiste i paesi più poveri durante la pandemia di Covid-19 . In particolare, da marzo 2020 ha approvato 10,4 miliardi di dollari per i programmi sanitari. L'Associazione Internazionale per lo Sviluppo (IDA) è il fondo della Banca Mondiale per i Paesi più poveri. Nel 2021, la Svizzera ha contribuito con 725 milioni di dollari alla sua ricostituzione. 
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In Macedonia del Nord un giovane su tre è disoccupato. Una delle ragioni di questa situazione è la discrepanza tra le competenze acquisite nel percorso formativo e le esigenze del settore privato. Allo stesso tempo, le aziende hanno difficoltà a trovare le lavoratrici e i lavoratori qualificati di cui hanno bisogno per rimanere competitive e crescere. 
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Nel 2018 la Svizzera ha lanciato il progetto «Education for Employment», che aiuta il Ministero dell'istruzione e della scienza della Macedonia del Nord a riformare il sistema di formazione professionale, in stretta collaborazione con il settore privato, affinché le giovani leve possano acquisire le competenze necessarie all’economia. 
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Il settore privato è ora attivamente coinvolto nello sviluppo di percorsi di formazione professionale formali nella Macedonia del Nord. Le aziende offrono formazioni pratiche nel quadro del sistema duale permettendo a studentesse e studenti di acquisire le competenze richieste sul posto di lavoro. 
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Dopo una fase pilota con 100 apprendenti suddivisi in 10 classi nel 2020, il sistema di formazione professionale duale è stato implementato in tutto il Paese. Nel 2021, già 1384 studentesse e studenti si sono iscritti a 97 classi di apprendimento secondo il sistema duale e l'interesse è in continua crescita. 
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Le giovani generazioni hanno iniziato a riconoscere l'utilità della formazione professionale duale come trampolino di lancio per trovare un lavoro e un reddito decenti. Le grandi aziende si rendono ora conto che sostenere la formazione professionale duale è un investimento nelle competenze di cui hanno bisogno per assicurarsi la futura forza lavoro e garantire lo sviluppo delle proprie attività. 
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Il programma di cooperazione della Svizzera in Croazia mira a rafforzare la società civile quale attore importante della coesione sociale. In particolare, sostiene le organizzazioni non governative che incoraggiano le giovani generazioni a impegnarsi nello sviluppo sostenibile. 
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90 organizzazioni della società civile hanno realizzato progetti di educazione ambientale che hanno coinvolto più di 20'000 giovani in tutto il Paese e ai quali hanno partecipato oltre 100 scuole e autorità locali e regionali. 
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Circa 800 bambini e giovani sono stati integrati in club e progetti di volontariato nelle loro comunità. Il coinvolgimento delle fasce giovanili in attività concrete ha permesso di rafforzarne le competenze sociali e la reciproca comprensione all'interno della comunità. 
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Il programma promuove anche lo scambio di know-how e di esperienze tra la Croazia e la Svizzera. La cooperazione reciproca tra le istituzioni, i Comuni e le organizzazioni non profit di Croazia e Svizzera contribuisce a potenziare le capacità di tutti gli attori coinvolti. 
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Sono stati per esempio sviluppati moduli di educazione alla sicurezza stradale basati sui modelli svizzeri. Alcuni responsabili della sicurezza stradale di Basilea e Zurigo hanno partecipato allo sviluppo delle misure di moderazione del traffico. 
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Questi processi partecipativi che coinvolgono l'intera comunità hanno portato a risultati concreti, come le misure per la sicurezza dei pedoni. 
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Il programma per la società civile in Croazia fa parte del contributo svizzero ad alcuni Stati membri dell'UE che il Parlamento ha rinnovato nel 2021. La Svizzera rimane quindi un partner affidabile che contribuisce in maniera solidale alla riduzione delle disuguaglianze economiche e sociali all'interno dell'UE. 
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capitolo 3 Economia

capitolo 4 Pace

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